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Facevano spese con la “Family Card” intestata ad altri a loro insaputa. È la vicenda al centro del processo che si è concluso con tre assoluzioni e una condanna. A vario titolo contestati i reati di sostituzione di persona e truffa.
I fatti risalgono al 2020, l’accusa contestava acquisti di importi per pochi euro effettuati in supermercati e negozi cittadini con la Family Card, i buoni spesa che il Comune aveva previsto durante il Covid per le famiglie in difficoltà economica. Al contributo si accedeva attraverso una piattaforma inserendo determinati parametri. Le indagini sono state avviate a seguito della denuncia di un cittadino che aveva provato ad accedere al contributo ma gli era stato risposto che era già titolare di una Family Card.
La sentenza è della giudice Antonella Crisafulli che ha assolto Annamaria La Boccetta, Concetta Girone e Tatiana Saraceno. È stato invece condannato a un anno Danilo Romano che però è stato parzialmente assolto da alcuni capi d’imputazione. La giudice ha riqualificato la truffa in indebita percezione di erogazione pubbliche. In questo caso, trattandosi di cifre modeste, si tratta di un illecito amministrativo, il giudice ha quindi trasmesso gli atti per decidere la relativa sanzione. Accolta la tesi della difesa rappresentata dagli avvocati Salvatore Carroccio, Cinzia e Ignazio Panebianco, Nino Cacia e Gabriele Lombardo. (le.ba.)














