L'Italia investe sempre più nel capitale umano e sociale, ma lo sviluppo rimane diseguale tra territori e gruppi sociali. È il quadro che emerge dal capitolo del Rapporto annuale Istat 2026 intitolato "Risorse strategiche per il futuro”.
Gli indicatori di base sono incoraggianti: spesa pubblica in crescita, percorsi formativi diversificati e dispersione scolastica sotto gli obiettivi europei grazie agli investimenti nei progetti Agenda Sud e Agenda Nord. Resta critica la situazione degli studenti di cittadinanza non italiana: il 26,2%, in leggerissimo calo rispetto agli anni precedenti, abbandona precocemente gli studi, quattro volte il tasso degli studenti italiani.
La spesa pubblica per l'istruzione e il confronto internazionale
La spesa pubblica per l'istruzione nel 2024 ha raggiunto 80,16 miliardi di euro (3,6% del Pil) per primaria, secondaria e post-secondaria non terziaria. La percentuale è leggeramente inferiore alla media europea, ma bisogna tenere in considerazione che, come riporta il Rapporto Ocse «Education at a Glance 2025», in Italia l'amministrazione centrale fornisce il 94,2% del finanziamento totale per questi livelli di istruzione, una quota superiore alla media Ocse pari al 90,1%. È il rapporto virtuoso tra l'investimento pubblico e quello privato a fare da volano per gli investimenti complessivi.








