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Nazzareno Marconi, vescovo di Macerata (foto Calavita)
"Non ho mai detto, né mai dirò: “Vota per questo, vota per quest’altro“. Ma dirò sempre: “Guarda cosa dicono e soprattutto cosa fanno e hanno fatto le persone che si presentano per essere votate, e chiediti se le loro idee e le loro azioni corrispondono a quei valori che ci ha insegnato il Vangelo e ha ribadito il Papa anche nella sua ultima Enciclica“". Tirato per la giacchetta da giorni, il vescovo Nazzareno Marconi ha rotto il silenzio per spiegare la posizione sua e della Chiesa, rispetto alla politica. Da giorni, in città non si parla d’altro che di "voto cattolico", dopo la virata al centro di Gianluca Tittarelli, candidato a sindaco del centrosinistra. Con una coalizione molto sbilanciata a sinistra, lo sfidante di Parcaroli ha fatto un accordo con Romano Mari, presidente dell’Ordine dei medici ed ex presidente del consiglio comunale, riferimento dell’area centristra-cattolica della città. Un’intesa finita subito nel mirino di Sandro Parcaroli, secondo cui "la fede non è una bandiera da esibire quando conviene, né un’etichetta da applicare a una lista o a una candidatura. Gli elettori cattolici sapranno ben distinguere tra una testimonianza autentica (sottinteso, la sua, ndr) e, che nasce da convinzioni profonde e da una visione della società ispirata ai valori della dottrina sociale della Chiesa, e una semplice operazione elettorale costruita per raccogliere consenso". Tanto è bastato per convincere il vescovo a dire la sua, chiarendo di non aver mai detto per chi votare. Marconi raccomanda però di recarsi alle urne per contrastare l’astensionismo. Innanzitutto invita la gente a esprimere la propria opinione "sempre con rispetto reciproco e con il voto". Spiega: "Un’indagine mi ha fatto pensare. Sarebbero più le persone che commentano e criticano sui social i vari politici, spesso semplicemente con un pollice in giù o un epiteto, di quelle che poi vanno effettivamente a votare. Ho sempre detto e continuo a dire che: per la buona salute della democrazia bisogna combattere in ogni modo l’astensionismo. Chi non va a votare è colpevole, almeno in parte, delle scelte sbagliate che altri fanno al posto suo. La seconda cosa che ho sempre ribadito è che: i cristiani hanno una coscienza che va rispettata e io per primo la rispetto. Non ho mai detto, né mai dirò: “Vota per questo, vota per quest’altro“. Ma dirò sempre: “Guarda cosa dicono e soprattutto cosa fanno e hanno fatto le persone che si presentano per essere votate e chiediti se le loro idee e le loro azioni corrispondono a quei valori che ci ha insegnato il Vangelo e ha ribadito il Papa anche nella sua ultima Enciclica“. Il rispetto della vita, dell’onestà, del lavoro, della comunicazione veritiera, la cura dei più deboli, della famiglia, dei piccoli e degli anziani, insieme al rifiuto della violenza in ogni sua forma, da quella più leggera che è l’insulto, a quella più grave che è la guerra. Apprezzate, poi, soprattutto, le persone che si dimostrano disinteressate nei fatti e desiderose di fare il bene, piuttosto che quelle che mirano ad avere potere o ricchezza, ad apparire e ottenere l’applauso delle folle". Infine un po’ di nostalgia per il passato. "Personalmente – conclude – venendo ormai dalla generazione di chi ha più di sessant’anni, rimpiango tanto un mondo della politica in cui non si agiva attaccando e criticando di continuo, ma ragionando, proponendo e cercando di spiegare le situazioni, facendo promesse concrete ed economicamente possibili. Era una politica ragionevole, pacata e educata, di cui abbiamo ancora tanto bisogno".











