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26 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 14:05

“La vittoria del No è un segnale. La Meloni farebbe bene a capire il significato di questo voto, che va ben al di là del referendum. E speriamo che lo capisca anche la cosiddetta opposizione“. Con queste parole, pronunciate a Otto e mezzo, su La7, il filosofo Massimo Cacciari commenta il risultato del referendum sulla giustizia, dove il No ha prevalso con una percentuale intorno al 54% e un’affluenza significativa. Un monito severo, rivolto non solo alla maggioranza di centrodestra ma soprattutto al centrosinistra, che secondo Cacciari rischia di sprecare un’occasione preziosa se non sa leggere con intelligenza strategica il messaggio arrivato dalle urne.

Il filosofo riconosce che a destra esiste una leadership consolidata, a differenza del centrosinistra. Alla domanda di Lilli Gruber sulle primarie come possibile soluzione, Cacciari smonta l’idea con realismo tagliente. L’unica volta in cui le primarie hanno funzionato davvero come mobilitazione reale, ricorda, è stata con Romano Prodi: “Si sapeva perfettamente il vincitore, e quindi fu un fatto di mobilitazione collettiva”. Oggi, invece, “se fanno le primarie si scannano e si fanno male”.