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Ultimo aggiornamento: 12:59
“Il caso Almasri? Rispecchia una crisi generale di ogni forma di diritto internazionale. Gli Stati trattano tra di loro direttamente in base a rapporti di forza e di convenienza. E le alte Corti di giustizia e le Nazioni Unite ormai non contano più nulla”. Così a Otto e mezzo (La7) il filosofo Massimo Cacciari commenta la vicenda del generale libico Njeem Osama Almasri, accusato di crimini di guerra e contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale e arrestato dalla procura libica per torture e trattamenti crudeli su 10 detenuti. Almasri era stato arrestato lo scorso gennaio a Torino, in esecuzione del mandato d’arresto della Cpi, ma poi liberato e rispedito in patria dal governo Meloni con aereo di Stato.
La decisione del governo Meloni di procedere al rimpatrio aveva sollevato forti polemiche. La procura di Roma aveva aperto un’inchiesta nei confronti della premier, ipotizzando i reati di favoreggiamento e peculato. L’indagine è stata però archiviata nell’agosto 2025 dal Tribunale dei ministri, per assenza di prove dirette sul suo coinvolgimento.
Una successiva richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, del Guardasigilli Carlo Nordio e del sottosegretario Alfredo Mantovano è stata respinta dalla Camera, con voto segreto il 9 ottobre. L’archiviazione definitiva è arrivata il 28 ottobre 2025.






