La grande ondata di caldo che ha interessato tutta l’Europa centro-occidentale, Alpi incluse, e che i nostri “vicini” di MétéoFrance hanno definito “inedita, storica ed eccezionale per un mese di maggio”, sta cominciando a declinare, e possiamo tracciarne un primo bilancio. Anche sulle regioni settentrionali italiane, e su Piemonte e Valle d’Aosta in particolare, l’evento ha assunto proporzioni storiche per intensità, durata e precocità, ma sarebbe stata di tutto rispetto anche per il cuore dell’estate. Arpa Piemonte segnala in un comunicato che martedì 26 maggio la temperatura media nell’insieme della regione (considerando sia le minime sia le massime giornaliere, e le stazioni sia sia di pianura sia di montagna) ha toccato i 21,9 °C, superando il primato precedente nella serie di dati regionalizzati dal 1958 (21,8 °C il 24 maggio 2009), e il record è stato ulteriormente ritoccato al rialzo il giorno seguente consolidando così il carattere straordinario dell’episodio caldo. Concentrandoci su Torino-centro, la stazione Arpa di via della Consolata ha registrato una media di 25,7 °C nel periodo 21-30 maggio, pari a un’esorbitante anomalia di 6 °C rispetto alla norma del trentennio 1991-2020: mai aveva fatto tanto caldo e così presto su un periodo di durata dieci giorni, in oltre due secoli e mezzo di misure termometriche nel capoluogo subalpino. Non a caso si è osservata un’impennata negli accessi ai pronto soccorso e il massiccio ricorso ai condizionatori ha messo sotto pressione le reti elettriche provocando black-out a ripetizione in città. A rendere ancora più impattante la canicola sul nostro benessere è stato il suo esordio improvviso e precoce in un periodo ancora primaverile, a sole due settimane da un episodio fresco tardivo che (sebbene non eccezionale a lungo termine come invece è stata la calura degli ultimi giorni) a metà maggio aveva ancora portato spruzzate di neve a 1600 metri in montagna e temperature minime sotto i 5 °C nelle zone extraurbane. Il caldo si è rivelato estremo anche sulle temperature massime delle singole giornate, che in varie località delle Alpi e della Pianura Padana hanno superato i massimi noti in precedenza in maggio in serie di dati talora secolari. Ecco alcuni record raggiunti mercoledì 27 in stazioni di varie reti di misura (Arpa Piemonte, Centro Funzionale Regione Autonoma Valle d’Aosta, Società Meteorologica Italiana, Aeronautica Militare): 36,3 °C all’aeroporto di Aosta, 33,6 °C a Caselle, 35,0 °C in cima alla torre dell’osservatorio di Moncalieri, 34,4 °C a Novara-Cameri, 33,5 °C alla Malpensa, 35,1 °C a Piacenza-Collegio Alberoni, 36,4 °C a Parma, 35,0 °C a Modena-osservatorio geofisico, 36,1 °C a Ferrara. In territorio svizzero, ma a breve distanza dal confine con l’Italia, le temperature sono ulteriormente salite giovedì 28 stabilendo nuovi massimi storici per maggio di 30,1 °C ai 1080 m di Poschiavo, a pochi chilometri da Tirano in Valtellina, 32,7 °C a Locarno-Monti e ben 34,8 °C a Biasca, nella valle del Ticino a monte del Lago Maggiore, massimo valore storicamente registrato in maggio nella Svizzera sudalpina. In queste zone alpine interne, come anche ad Aosta, al raggiungimento di temperature così elevate ha contribuito una situazione di foehn che ha ulteriormente surriscaldato l’aria subtropicale già molto calda circolante all’interno dell’anticiclone, rimasto bloccato e stazionario sull’Europa per oltre una settimana. Lo zero termico ha oscillato intorno a 4000 metri dando avvio - anche alla quota dei ghiacciai - alla fusione di un manto nevoso già penalizzato da una primavera povera di precipitazioni. Le misure eseguite venerdì 29 maggio sul Ghiacciaio Ciardoney dalla Società Meteorologia Italiana in collaborazione con Iren Energia, Arpa Piemonte e Parco nazionale Gran Paradiso, hanno rivelato uno spessore di neve medio prossimo a due metri e mezzo, equivalente a una lama d’acqua di circa 1130 mm: si tratta del terzo valore più modesto dell’ultimo quindicennio dopo i casi ancora più scarsi del 2012 (730 mm) e 2022 (390 mm), in deficit del 30 per cento circa rispetto alla norma. Per i ghiacciai dunque l’estate sta cominciando con il piede sbagliato… meno neve del consueto, anche sulle Alpi occidentali dove il periodo centrale dell’inverno (da Natale fino a metà marzo) era stato ricco di precipitazioni, ma seguito poi da una primavera calda e siccitosa. E la situazione è ben peggiore sulle Alpi centro-orientali, dove pure in pieno inverno 2025-26 le nevicate erano state molto scarse e vicine ai minimi storici. Il caldo estivo avrà dunque buon gioco nello spogliare i ghiacciai da un manto nevoso mediocre, predisponendo le condizioni per una nuova annata di rilevanti perdite di massa glaciale. Ma ne riparleremo a settembre.