«Il mio augurio è di mantenersi giovane e di continuare, con l’aiuto di tutti noi, a restare così com’è, senza demordere, proseguendo una lotta di resistenza che vale sempre la pena fare». Con la Repubblica, che oggi compie 80 anni, Claudio Bisio ha una certa familiarità, ne parla come si fa con le persone cui si vuole bene, con trasporto, con partecipazione, e anche con una cifra di positività che oggi, in giro, è difficile trovare: «Resto ottimista, ricordo una discussione di tanti anni fa tra mio figlio, che all’epoca era ancora molto giovane, e Sergio Staino che, secondo me, aveva una grande visione politica». Di che cosa parlavano?«Mio figlio diceva di essere contrario al suffragio universale, sosteneva che se si è ignoranti, se non si sanno bene le cose, non bisogna votare perché quel voto non avrebbe senso. Staino controbatteva con una veemenza che mi è rimasta impressa, ripeteva “ma cosa stai dicendo? Mia mamma era una contadina analfabeta, il 2 giugno è andata votare, non sapeva né leggere né scrivere, se siamo qui oggi a parlare liberamente lo dobbiamo pure a lei. Vorresti togliere il voto a mia madre?”». Lei era d’accordo con Staino?«Mi toccava il suo ottimismo, quella fiducia nel suffragio universale, nel ’46 ci furono 14 milioni di voti per la Repubblica, compreso quello della mamma di Staino. Poi ci sono anche stati 10 milioni di voti che invece sono andati alla Monarchia, e questa è una cosa che mi colpisce ancora oggi. Dopo il ventennio fascista, dopo che il re aveva abdicato, dopo le leggi razziali, dopo la guerra e tutto quello che c’era stato, tante persone votarono in quel modo. Con gli occhi di adesso non riesco a spiegarmelo, anche perchè tendiamo sempre a sottolineare il trionfo della democrazia. Ricorda quel film bellissimo di Dino Risi, “Una vita difficile”? Quella scena in cui Sordi esulta, ospite nella casa di aristocratici? Eppure quei dieci milioni di contrari alla Repubblica non potevano essere tutti aristocratici, devono aver votato in quel modo anche tanti altri, e comunque poi la Costituente ha salvaguardato anche loro. Se avesse vinto la Monarchia, forse oggi non saremmo così liberi… abbiamo un presidente del Senato che fa sapere di conservare un busto di Mussolini e nessuno dice niente…». Nel suo video per festeggiare la Repubblica ha parlato di lavoro. Perché questa scelta?«E’ una cosa su cui mi ha fatto riflettere Gherardo Colombo, che, da un po’ di anni, sta facendo un lavoro sulla Costituzione, andando in giro per le scuole. Secondo lui quella formula che dice “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” ha anche un’altra interpretazione. Si riferisce al lavoro quotidiano che ciascuno di noi deve compiere per mantenerla in vita il più possibile. E’ questa la fatica più importante, mi riferisco anche dell’articolo 2, quello in cui si parla del dovere della solidarietà, siamo noi a dover trasformare in pratica quelle parole». Se pensa al 2 giugno del 1946, che cosa le viene in mente?«Mia madre e mio padre, che non ci sono più, rispettivamente nati nel ’27 e nel ’28, allora avevano 18-19 anni, erano di Novi Ligure, lì ci furono un sacco di bombardamenti, loro ricordavano le sirene, quando dovevano correre a rifugiarsi nelle cantine… e poi mia madre aveva la memoria piacevole di quando era andata a votare, per la prima volta nella sua vita». Che cosa prova quando sente mettere in discussione la Costituzione?«Dire fastidio è poco, direi rabbia, in realtà mi aumenta anche l’energia per portare avanti quella fatica di cui parlavo prima. Se qualcuno tenta di negare alcuni diritti, allora ci vogliono la lotta e la mobilitazione. Insomma, non voglio fare l’attore colto e schierato, però ci sono stati quelli che la Costituzione l’hanno scritta, per tutti, facendo parte di schieramenti diversi, e permettendo che nascesse la democrazia». Che cosa pensa di De Gregori e della polemica scatenata dalle sue dichiarazioni?«In certe cose sono vicino a De Gregori…dico lasciatelo cantare e anche lasciatecelo cantare, perché a noi piace cantare le sue canzoni strimpellando sulla chitarra, io ho imparato suonando “Rimmel”, il famoso giro di re…». Si aspettava l’esito del referendum sulla giustizia?«Si, me l’aspettavo. Ho 2 figli, di 28 e 30 anni, non so che cosa abbiano votato nelle loro vite e non so nemmeno se abbiano votato sempre, stavolta, invece, senza che io chiedessi o dicessi nulla, hanno votato. Mia figlia sta a Nairobi e ha fatto di tutto per riuscirci, mio figlio, compresi i suoi amici, erano fin dal primo momento, decisi ad andare a votare no, convintamente. E’ una cosa che mi ha incuriosito, ho capito che tra di loro ne avevano parlato, la cosa che mi ha fatto ben sperare, e, sui possibili risultati, mi ha reso più ottimista di altri». Al Quirinale lei è di casa, ha recitato due volte nei panni del presidente della Repubblica e un mese fa ha presentato proprio lì i David di Donatello. Mi racconta il suo rapporto con il Colle?«Prima di tutto sono un fan totale di Mattarella, stavolta, grazie ai David, ho avuto modo di conoscerlo un po’ di più. Si capisce che ha il suo ruolo istituzionale, però, dentro di sé, se la ride tanto. Quella mattina dei David, a mio parere, si è divertito di più lui che tanti miei colleghi, molto seriosi». Dove erano ambientate le scene di “Benvenuto Presidente”?«Molte sequenze sono state girate in Parlamento, e sa chi ci aprì le porte in modo molto dignitoso? Il presidente del Parlamento che allora era Gianfranco Fini. Ci fece fare un giro molto bello, pur sapendo benissimo come la penso, insomma, dal punto di vista della logistica andò tutto ottimamente. Con “Bentornato Presidente”, invece, sa che cosa successe? Il presidente della Camera era Roberto Fico, non rispose nemmeno alla mail con cui il produttore chiedeva i permessi». E al Quirinale come andò?«Le scene nel corridoio sono state realizzate alla Venaria di Torino, quelle nella piazza nella vera piazza del Quirinale, e poi anche nel cortile. Sono stati molto gentili, anche i corazzieri, non come Fico, pazienza».