Durante lo scorso Festival di Cannes la promessa di Maxime Saada di una «lista nera» contro i firmatari della petizione Zapper Bolloré – lanciata in risposta alla concentrazione di potere mediatico del padrone di Canal+, Vincent Bolloré, legato alla destra – aveva rafforzato la resistenza al gruppo. E nei confronti di Saada, che ne è il presidente, era scattata una denuncia per discriminazione. Ieri Saada è tornato sulla questione, smorzando i toni: «Non si tratta di dare la caccia ai firmatari della petizione, né di smettere di lavorare con loro. Non se ne è mai parlato e non se ne parlerà mai. Come sempre, esamineremo i casi uno per uno all’interno del comitato cinema che presiedo, con i soliti criteri: non politici ma artistici e commerciali» ha dichiarato. Al tempo stesso però, il «danno causato dalla petizione – che nel frattempo ha raggiunto oltre 4000 firme coinvolgendo molti nomi internazionali – esige secondo Saada un cambiamento nei criteri di valutazione. Cosa significa?
«Aggiungerò una nuova dimensione ai dossier che esamineremo,non voglio nasconderlo. Quale considerazione hanno le persone all’origine del progetto nei confronti di Canal+? Queste persone hanno arrecato un danno al gruppo? Non posso non tenere conto di questa petizione».









