La tempesta è scoppiata nel week-end quando Maxime Saada, direttore generale di Canal+ ha rotto il silenzio sulla petizione «Zapper Bolloré» lanciata alla vigilia dell’apertura del Festival contro il crescente monopolio del padrone di Canal+ legato alla destra sul sistema dei media francese. «Se ci vedono come criptofascisti non accetteremo più di collaborare con loro« – ha sentenziato Saada riferendosi ai firmatari della petizione. Parole che sono subito rimbalzatefra gli stand del Marché du Film e nelle conversazioni dei professionisti, c’è chi è scettico e si chiede: «Ma ci credete che non faranno più un film con Juliette Binoche?». Forse non sarà così ma la questione è un’altra, riguarda alle paure delle prossime presidenziali nel 2027 con l’incubo della vittoria di una destra che ha messo il cinema nazionale sotto attacco – proprio come accade in Italia. Ieri Emmanuel Marre, in concorso con Notre salut prodotto da Canal+ – ma il fischiatissimo logo appare nella maggior parte dei film sulla Croisette – ha diffuso un comunicato in cui precisa che per lui firmare «Zapper Bolloré» è stato un «richiamo alla vigilanza». «Se la conseguenza sarà non essere più sostenuti da Canal + la assumo in pieno – ha aggiunto – È necessario trovare una risposta collettiva e comune per fare in modo che Canal+ riesca a mantenere e la propria indipendenza».
Nel microcosmo sociale tra religione e intolleranza | il manifesto
Cannes (Visioni) La tempesta è scoppiata nel week-end quando Maxime Saada, direttore generale di Canal+ ha rotto il silenzio sulla petizione «Zapper Bolloré» lanciata alla vigilia dell’apertura del Festival contro il crescente monopolio del padrone di Canal+ legato alla destra sul sistema dei media francese. «Se ci vedono come criptofascisti non accetteremo più di collaborare con loro«










