Gli scrittori ormai esuli da Grasset si sono dati appuntamento ieri, 13 maggio, per organizzare la battaglia contro il nuovo proprietario Bolloré, ricco e di destra. E’ esplicita la sua volontà di reindirizzare politicamente la casa editrice, la protesta mira a riprendersi i diritti d’autore dei libri pubblicati e di quelli che verranno (quasi mai i contratti riguardano un solo libro). Al Festival di Cannes – ormai sotto l’influenza diretta di Vincent Bolloré che ha la tv, gli studi di produzione e ora le sale – l’iniziativa “Zapper Bolloré” ha seicento firmatari destinati a crescere. Notare, tra parentesi, l’uso disinvolto di “zapper”, che viene da zapping e prontamente è stato adottato dai francesi.I cinematografari al momento non sembrano avere in mente proteste spettacolari contro la nuova proprietà. O forse, la sera dell’inaugurazione, martedì scorso, il servizio d’ordine ha bloccato i contestatori. Tutto è filato liscio, seguendo il copione – a Cannes maestre e maestri di cerimonie studiano la scaletta e fanno le prove, nessuno degli invitati esce prima della fine. Sia detto per le lungaggini alla mostra di Venezia, appena viene annunciato il film d’apertura o di chiusura vede la platea svuotarsi.Maestra di cerimonie Eye Haïdara, nata in Francia da genitori originari del Mali – buddisti e previdenti nel garantire un futuro internazionale alla figliola. Tornata a Bamako, ha trascorso l’infanzia e ha cominciato a recitare alle elementari su consiglio della maestra. Tornata in Francia, si è laureata a 20 anni soltanto, e poi ha frequentato l’Acting International. Il cinema si è accorto di lei nel film “Le sens de la fête”, spiccava accanto a Jean-Pierre Bacri che per l’occasione era il più bisbetico e brontolone degli organizzatori di matrimoni.Si era fatta notare nel 2018, salendo sul tappeto rosso con 15 altre attrici nere o meticce, protestando per la scarsa presenza nel cinema francese di persone non bianche. Quand’è toccato a lei, è stata impeccabile e istituzionale, insistendo sull’amore per il cinema, capace di raccontare le storie degli ultimi. Ha accolto e pazientemente ascoltato Peter Jackson e l’incaricato della laudatio, l’ex Frodo Baggins Elijah Wood. “Sono cresciuto con lui – ha detto l’attore. E’ stata una bella scommessa”. Per colonna sonora, “Get Back”: un accenno al documentario diretto da Jackson sui Beatles.Jane Fonda – “il cinema è sempre un atto di resistenza” – e la più pacata Gong Li hanno pronunciato la fatidica frase che segna l’apertura ufficiale del festival. Poi il film d’apertura. Secondo le nuove regole, deve uscire immediatamente in tutti i cinema francesi (i produttori qui hanno avuto voce in capitolo, finora). Quest’anno è toccato a “La Vénus Electrique” di Pierre Salvadori, nato a Sfax in Tunisia e gran cultore del cinema-spettacolo. Che non sempre ha bisogno di motori rombanti, come la qui celebrata saga “Fast & Furious”.Un regista arrivato dalla periferia che crede nella commedia intelligente, ma sempre commedia rimane. Quindi è lecito tenere un attore sospeso a mezz’aria, dopo un goffo tentativo di suicidio. Siamo a Parigi nel 1920, Suzanne lavora nei baracconi di una fiera poco fuori Parigi. Tra la donna barbuta e il tuffatore che centra la piscinetta, lei ha il ruolo della Venere Elettrica. Gli spettatori pagano una cifra modica per baciarla, mentre da dietro le quinte la caricano di elettricità.Viene sorpresa a rubare, per fame, da un cliente che vorrebbe un contatto con la sua fidanzata defunta. Senza di lei non riesce a dipingere, con grave danno per il gallerista. Seguono complicazioni, e mezz’ora di troppo.