L’apertura del festival di Cannes e le proteste contro lo strapotere del miliardario di estrema destra Vincent Bolloré sul mondo del cinema hanno richiamato l’attenzione su una questione estremamente delicata, che non riguarda solo Bolloré né solo la Francia, ma che trova qui un punto nevralgico, a un anno appena dalle elezioni che potrebbero vedere per la prima volta le forze del nazionalpopulismo antieuropeo – il Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella – andare al potere in quello che è di fatto, assieme alla Germania, il paese guida dell’Unione europea.
Ieri seicento professionisti del cinema francese hanno pubblicato un appello su Libération, spiegando che con la scalata del gruppo Canal+ a Ugc, una delle principali catene di sale cinematografiche del paese, Bolloré sarà presto in grado di «controllare l’intera filiera produttiva dei film, dal loro finanziamento alla loro distribuzione su piccolo e grande schermo».
Un problema tanto più preoccupante perché Bolloré – che ha peraltro cospicui interessi finanziari anche in Italia – non fa mistero di portare avanti un «progetto di civiltà» attraverso la sua tv CNews (una specie di Fox News francese), i suoi giornali e le sue case editrici, che ha usato per promuovere le sue posizioni di estrema destra e per diffondere fake news e teorie del complotto sull’occidente decadente e assediato dagli immigrati.










