«Avevamo provato ad accedere al cantiere, per incontrare i lavoratori e sindacalizzarli. Di tutta risposta ci era stato detto che era una zona extraterritoriale, dove vigevano le regole degli Stati Uniti». Luca Stanzione è segretario della Camera del lavoro di Milano, risponde all’indomani del fermo di Ulas Demir, il manager della Cadell Construction indagato dopo che la procura ha riscontrato una situazione di «para-schiavitù» nel cantiere del nuovo consolato Usa. «Ora speriamo che la magistratura faccia chiarezza: non è accettabile che ci siano francobolli di territorio in cui non valgono i diritti del lavoro e la dignità umana. In questo caso sembra si configuri anche il reato di tratta».

Cosa è accaduto dopo l’inchiesta?

Domani mattina insieme alla Cisl e alla Uil saremo davanti al cantiere a manifestare perché chiediamo chiarezza anche nei rapporti tra Usa e Italia. C’è un elemento di responsabilità da parte dell’amministrazione statunitense rispetto a una sede di rappresentanza e una dovuta chiarezza riguardo come gli Usa pensano la dignità del lavoro nel mondo intero, perché il cantiere era in Italia e i lavoratori arrivavano dall’India. Gli Usa devono chiarire se il loro punto di riferimento è ancora la dignità dell’essere umano o se è centrale solo il business e il profitto.