La Procura di Milano ha disposto il fermo per pericolo di fuga di Ulas Demir, manager turco della branca italiana della società americana Caddell Construction, coinvolta nell’inchiesta sul presunto sfruttamento di centinaia di operai impiegati nella costruzione del nuovo Consolato degli Stati Uniti nel capoluogo lombardo.Il fermo è stato disposto dai pm Paolo Storari e Mauro Clerici dopo il controllo giudiziario eseguito il 29 maggio nel cantiere, dove sarebbero state riscontrate “numerose violazioni”. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Demir sarebbe stato intercettato durante una telefonata nella quale emergeva “la volontà di fuggire”. Il giorno successivo avrebbe acquistato un biglietto aereo e oggi è stato fermato all’aeroporto di Orio al Serio mentre stava partendo con la famiglia per Istanbul. È stato portato in carcere.L’indagine della Procura, diretta da Marcello Viola, ha portato al controllo giudiziario d’urgenza della Caddell Construction per l’ipotesi di caporalato. Al centro dell’inchiesta ci sono le condizioni di lavoro di centinaia di operai indiani impiegati nella costruzione della nuova sede diplomatica statunitense in piazzale Accursio a Milano. Un’opera da 200 milioni di dollari che dovrebbe essere completata nel 2028.Negli atti dell’inchiesta i magistrati descrivono una situazione definita di “para-schiavismo”. Secondo le testimonianze raccolte dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, i lavoratori avrebbero affrontato turni di 10-12 ore al giorno, sei giorni su sette, percependo stipendi tra i 1.200 e i 1.500 euro mensili. Da queste somme sarebbero stati però sottratti circa 500 euro per l’alloggio e altri 350 euro per il vitto.“Sì il pranzo era fornito dall’azienda, ma dovevo pagare 6,50 euro al giorno. A fine mese dovevo pagare circa 300-350 euro in contanti a un dipendente indiano delle risorse umane della Caddell ero costretto a dare quei soldi perché lui mi minacciava di continuo di farmi ritornare in India facendomi licenziare”, ha raccontato uno degli operai ascoltati dagli investigatori.Secondo la Procura, molti lavoratori sarebbero stati reclutati in India attraverso intermediari ai quali avrebbero dovuto versare circa 5mila euro per poter arrivare in Italia. Una volta giunti a Milano, si sarebbero trovati in una condizione di forte dipendenza economica e ricattabilità. Gli inquirenti parlano di un “meccanismo criminale ricorrente” che iniziava già nel Paese d’origine, con il reclutamento affidato a “intermediari senza scrupoli”.Nel decreto si legge che gli operai sarebbero stati “costretti a lavorare con turni massacranti, senza sicurezza e sotto la costante minaccia di licenziamento e quindi di rientrare nel loro Paese d'origine”. Le paghe orarie, secondo i pm, sarebbero state “su valori medi di circa 2,17 euro secondo il payslip indiano” e “di circa 4,16 euro anche assumendo il Lul italiano”.L’inchiesta ipotizza anche che ai lavoratori venissero fatti firmare documenti senza comprenderne il contenuto. “Ho dovuto firmare altri fogli di cui non ho capito il contenuto, ma sono stato costretto a firmarli”, ha riferito un altro manovale.