Mario Martone non ha aspettato Ben-Gvir. Non serviva il video della vergogna per condannare Israele. Il genocidio in corso bastava e avanzava. Così il regista napoletano ha rotto il silenzio contestando per primo la presenza del suo ultimo film, “Fuori”, nel programma di “Cinema Italia”, festival diffuso in corso nelle cineteche di Tel Aviv, Haifa, Gerusalemme (nonché a Sderot, a due passi da Gaza), in collaborazione con i locali Istituti Italiani di Cultura. «Sapere che il mio film verrà proiettato nelle sale israeliane mi mette i brividi», ha scritto Martone in un post intitolato “È Israele come ogni altro paese?”. Risposta scontata: «Sotto Netanyahu non c'è più nulla di normale, e so bene che ogni apparente normalità è una potente arma di propaganda. Goliarda Sapienza – che in “Fuori” ha il volto di Valeria Golino - non sarebbe felice di vedersi su quegli schermi». Dissentire era dunque doveroso, tanto più che nessuno, né da Roma né da Tel Aviv, aveva informato gli autori e i produttori dei film scelti per la XIII edizione di Cinema Italia (oltre a “Fuori” ci sono “La grazia” di Paolo Sorrentino, “Le assaggiatrici” di Silvio Soldini, “Primavera” di Damiano Michieletto, “2 cuori e 2 capanne” di Massimiliano Bruno, “La valle dei sorrisi” di Paolo Strippoli, più cinque Antonioni nella sezione Classici).Anche se la questione è più aggrovigliata di quanto sembri, per ragioni economiche oltre che culturali. Sono i venditori internazionali infatti a cedere i film ai distributori, paese per paese. Autori e produttori non hanno potere su di essi. Israele poi è un mercato storicamente molto sensibile al made in Italy. I vari festival presenti nel paese dedicano grande attenzione al nostro cinema d'autore e di genere, commedia in testa. A Haifa, il festival più prestigioso, si tenne l'anteprima mondiale del più grande successo italiano nel mondo di questi anni, “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi. In che data? Quattro giorni prima del fatidico 7 ottobre 2023.Da allora molte cose sono cambiate. I rapporti culturali tra i due paesi si sono progressivamente raffreddati (anche se è in sala “Mama” di Or Sinai, notevole esordio di una regista israeliana scoperto a Cannes ma coprodotto dall'Italia). Il dialogo dunque resta aperto. «Personalmente non credo che il boicottaggio sia un’opzione, anche se rispetto chi la pratica», conclude Martone. «Anche dove accadono le cose più terribili c’è chi la pensa diversamente e vive in condizioni difficili, hanno paura, devono tacere. Ma un film è un oggetto artistico che esprime libertà e tocca il cuore delle persone. Alla fine solo questo conta».
E Martone critica il festival in Israele
Il regista napoletano ha rotto il silenzio contestando per primo la presenza del suo ultimo film, “Fuori”, nel programma di “Cinema Italia”, festival diffuso in






