PORCIA - Le immagini sono sgranate, riprese da lontano, ma raccontano una fuga. Non sono un filmato nitido e definitivo, né da sole bastano a spiegare tutto quello che è accaduto venerdì pomeriggio nella villetta di via Zuccolo a Porcia. Ma per gli investigatori rappresentano un tassello importante.
È la telecamera di videosorveglianza di un vicino ad avere ripreso gli ultimi istanti di vita di Marius Adrian Dorobantu, 59 anni, ucciso nel corso della violenta aggressione per cui il genero Fabrizio Barberini, 50 anni, è in carcere con l'accusa di omicidio volontario. Le immagini sono ora al vaglio della Squadra Mobile di Pordenone e della Procura, confluite nell'inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Federica Urban. Secondo quanto emerge, il video documenterebbe almeno una parte della sequenza finale dell'aggressione. LA FUGA Nei fotogrammi, seppure poco definiti, Marius Dorobantu comparirebbe ancora in piedi. Si vede il 59enne muoversi nella zona del muretto della villa di via Zuccolo, 92 a Porcia, e dirigersi verso l'area confinante con la proprietà vicina, nel tentativo di allontanarsi. Cerca in tutti i modi di sfuggire alla violenza del suo aggressore addirittura scavalcando il muretto di recinzione della casa alto diverse decine di centimetri per sfuggire in strada. Nell'inquadratura entrerebbe anche Barberini.L'indagato seguirebbe Dorobantu mentre quest'ultimo cerca di guadagnare qualche metro. In un passaggio del filmato si noterebbe un movimento dell'aggressore verso la vittima, compatibile con un gesto offensivo o con un colpo, anche se dalle immagini non sarebbe possibile distinguere con chiarezza né l'eventuale oggetto impiegato né il punto esatto dell'impatto. Dorobantu riuscirebbe comunque a compiere ancora alcuni passi prima di crollare nell'area di fronte alla casa che si trova dall'altro lato del vialetto, al civico 94, di proprietà di Mario Bortolin, dove poi sono intervenuti i soccorritori. I DUBBI Proprio su quei secondi si concentrano ora gli approfondimenti degli investigatori e dei consulenti che dovranno chiarire causa, dinamica e mezzi di produzione delle lesioni mortali. La pietra ornamentale di Matera presa dal giardino della villetta resta la principale presunta arma del delitto: era insanguinata. Ma non tutti gli interrogativi sarebbero ancora sciolti. Un elemento osservato con attenzione riguarda infatti i frammenti di vetro repertati durante i rilievi della Scientifica. Due i frammenti individuati: uno all'interno dell'abitazione e uno nel giardino. Non ne sarebbero invece stati trovati sul vialetto o nell'area dove Dorobantu è stato ripreso mentre cercava di allontanarsi e dove infine è caduto a terra. Resta inoltre da chiarire se oltre alla pietra possa essere stato utilizzato anche un secondo oggetto nel corso dell'azione violenta. LA CONSULENZA Saranno gli accertamenti medico-legali e scientifici a stabilire con precisione la compatibilità tra le ferite riscontrate e gli oggetti sequestrati. La Procura fin dalle prime ore dopo il delitto ha contattato il medico legale Antonello Cirnelli di Portogruaro (Venezia): l'incarico per l'autopsia sul 59enne ucciso dovrebbe arrivare a metà settimana. Dovrà chiarire con precisione dinamica dei colpi e cause del decesso. L'ATTESA Fabrizio Barberini resta detenuto nel carcere di Pordenone dopo il fermo disposto per omicidio volontario sabato mattina. L'udienza di convalida, però, ieri non era stata ancora fissata. Il difensore di fiducia dell'indagato, l'avvocato Francesco Sinigoi del foro di Velletri, oggi sarà a Pordenone per incontrare il proprio assistito in carcere e preparare la comparizione davanti al gip. La linea difensiva, almeno per ora, resta quella già emersa durante l'interrogatorio davanti al magistrato: Barberini sostiene di avere agito soltanto per difendersi «mi stava massacrando».














