Brado riscrive il mito della dune buggy con una reinterpretazione luxury e analogica costruita nel cuore della Motor Valley. Dietro il progetto ci sono ex Ferrari, Lamborghini e Dallara. E torna anche un pezzo dell’immaginario di Bud Spencer e Terence Hill

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Se chiudi gli occhi, quasi si sente ancora il rumore rauco del boxer raffreddato ad aria, il sole basso sul mare e Bud Spencer che borbotta qualcosa prima di salire a bordo. Perché la dune buggy, almeno in Italia, non è mai stata soltanto un’automobile. È stata un pezzo di cinema. Un pezzo d’estate. Un pezzo di libertà. E oggi, mentre il mondo dell’auto sembra sempre più ossessionato da schermi, assistenti vocali, guida autonoma e software, dalla Motor Valley arriva un oggetto che sembra nato apposta per andare nella direzione opposta. Si chiama Brado Carbon Buggy ed è probabilmente una delle operazioni più anticonvenzionali viste negli ultimi anni nel panorama automobilistico italiano. Perché dietro quell’aspetto giocoso e quasi romantico si nasconde in realtà un progetto molto serio. Da una parte c’è infatti Matias Mussetta, tecnico specializzato nei compositi con esperienze tra Scuderia Toro Rosso, Lamborghini, Dallara e persino nel team Ferrari Hypercar 499P vincitore della 24 Ore di Le Mans 2023. Dall’altra Andrea Mazzuca, fondatore di Outlierman e figura ben conosciuta nel mondo del lusso internazionale, che definisce Brado “lo strumento di libertà definitivo”. Il risultato è qualcosa che sembra arrivare direttamente dagli anni Settanta ma reinterpretato con il know-how della Motor Valley contemporanea. La carrozzeria è interamente in fibra di carbonio, lasciata spesso a vista come elemento estetico e strutturale, mentre il design porta la firma di Juan Manuel Diaz, autore di vetture come Alfa Romeo 8C Competizione e Audi R8 Spyder. Ma il vero manifesto culturale del progetto è un altro. Brado ha deciso di togliere. Togliere elettronica. Togliere filtri. Togliere assistenze. La Carbon Buggy utilizza un motore boxer Volkswagen raffreddato ad aria da 1,8 litri e 85 cavalli, con possibilità di arrivare a 110 CV nella versione 2.0 optional, abbinato a cambio manuale e carburatori. Nessuna modalità di guida. Nessun display gigante. Nessun aiuto invasivo. Solo il rapporto diretto tra uomo, motore e strada.