Domani entrano in vigore le norme del decreto legislativo di recepimento della direttiva europea per la tutela penale dell’ambiente ma, come sottolinea Legambiente, siamo di fronte a una «occasione mancata». Il motivo? Pur introducendo elementi positivi, denuncia l’associazione ambientalista, il dispositivo presenta gravi lacune e non recepisce sanzioni fondamentali previste dall’Unione europea a tutela dei beni ambientali e contro i traffici illeciti.

Il Cigno verde sottolinea che questa doveva essere l’occasione giusta per completare e rafforzare la «riforma di civiltà» varata nel 2015 nel nostro Paese con l’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel Codice penale, ma il rischio insito nel decreto messo a punto dal governo è di «depotenziare l’efficacia di scelte positive, come il nuovo delitto di commercio di prodotti inquinanti, previsto dall’art. 452 bis.1 del Codice penale, la creazione presso la Procura generale della Cassazione di un Sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale e la definizione, da parte del governo, entro il 21 maggio 2027, di una Strategia nazionale di contrasto ai reati ambientali, che dovrà definire obiettivi, priorità, strumenti di coordinamento, risorse disponibili e misure di sensibilizzazione».