Quando Kira ha iniziato a star male, il suo proprietario pensava di trovarsi di fronte a una delle tante emergenze veterinarie che, con cure tempestive, si possono superare. Invece quella gatta siamese dagli occhi azzurri di appena quattro anni sarebbe diventata uno dei simboli dell'epidemia di influenza aviaria che negli ultimi anni ha colpito anche gli animali domestici negli Stati Uniti a causa del cibo crudo.

Oggi, a oltre un anno dalla sua morte, la storia di Kira torna a far parlare di sé per una sentenza destinata a lasciare il segno. Una giuria dell'Oregon ha infatti riconosciuto al proprietario Tim Hanson un risarcimento di 808 mila dollari, equivalenti a 693 mila euro, da parte della società Wild Coast Pet Foods, produttrice dell'alimento che secondo l'accusa avrebbe trasmesso il virus H5N1 alla gatta. Una cifra enorme, probabilmente tra le più alte mai assegnate per la perdita di un gatto domestico.

La malattia dopo il cambio di alimentazione

La vicenda risale all'inizio del 2025. Hanson aveva acquistato un alimento crudo a base di pollo prodotto da Wild Coast Pet Foods, convinto dalle rassicurazioni dell'azienda sulla qualità delle materie prime e sui controlli effettuati. Pochi giorni dopo aver iniziato a mangiarlo, Kira si è ammalata gravemente. Gli esami eseguiti dal Dipartimento dell'Agricoltura dell'Oregon hanno confermato ciò che i veterinari temevano: la gatta aveva contratto l'influenza aviaria H5N1. Le autorità hanno disposto la quarantena degli altri felini presenti in casa mentre Kira veniva sottoposta a cure intensive. Ma il virus nei gatti è spesso spietato. Dopo giorni di ricoveri, visite specialistiche e tentativi disperati di salvarla, Hanson si è trovato costretto a prendere la decisione più dolorosa. Il 9 febbraio 2025 Kira è stata addormentata per sempre in un ospedale veterinario di Portland. “Le sono rimasto accanto e le ho detto quanto le volevo bene”, avrebbe raccontato successivamente.