Il pressing internazionaleSul piano diplomatico cresce intanto la pressione internazionale per fermare l’escalation. Il presidente della Lega Araba Ahmed Aboul Gheit ha condannato quella che ha definito la “brutale aggressione” israeliana in Libano, accusando le forze israeliane di aver invaso il territorio libanese, distrutto villaggi e siti storici nel sud del Paese e colpito civili provocando sfollamenti. In un messaggio pubblicato su X, Aboul Gheit ha affermato che queste azioni violano la sovranità del Libano e il diritto internazionale, chiedendo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di imporre a Israele la cessazione delle operazioni militari e l’attuazione completa della Risoluzione 1701 del 2006. Già ieri il ministro degli Esteri francese aveva chiesto una riunione urgente del Consiglio Onu.Da Roma, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato che “lavoriamo a livello diplomatico per impedire l'escalation”. Intervistato da Morning News su Canale 5, Tajani ha sottolineato che “Hezbollah ha grandi responsabilità perché continua a lanciare missili contro Israele”, aggiungendo però che “Israele, al canto suo, dovrebbe fidarsi di più dell'Unifil e lavorare di più con le Nazioni Unite e rinforzare il ruolo dell'esercito regolare libanese”. Tajani poi espresso sostegno al presidente libanese Joseph Aoun, definendolo “un uomo di grande equilibrio”, e ha auspicato che “la mediazione americana condotta dal Segretario di Stato Marco Rubio possa portare a breve un annuncio di una nuova situazione in Libano”. Anche il Regno Unito ha chiesto il rispetto del cessate il fuoco. La ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper ha dichiarato che l’avanzata israeliana nel Libano meridionale “deve cessare”, sostenendo che abbia “ucciso e sfollato civili, distrutto infrastrutture e ridotto lo spazio per la diplomazia”. Anche la Germania ha espresso forte preoccupazione. Il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha invitato con urgenza Israele e Hezbollah a rispettare il cessate il fuoco, affermando che “l'ulteriore avanzata dell'esercito israeliano nel sud del Libano è motivo di grande preoccupazione”. Secondo Wadephul, “ogni ulteriore escalation aggrava ulteriormente la situazione già tesa e provoca nuovi flussi di profughi all'interno del Libano”.Nel frattempo, l’Iran lega la crisi libanese ai negoziati con Washington. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei ha dichiarato che “un cessate il fuoco in Libano è parte integrante di qualsiasi cessate il fuoco e di qualsiasi accordo finale per porre fine alla guerra”, accusando inoltre Israele e Stati Uniti di violare la tregua nella regione.