Mentre l’energia nucleare, i siti atomici e l’uranio arricchito dell’Iran sono obiettivi dichiarati della guerra scatenata da Israele e Usa (potenze nucleari civili e militari) contro Teheran e il diritto di Teheran a fare quel che hanno già abbondantemente fatto Washington e Tel Aviv può far saltare i fragilissimi negoziati tra Trump e gli ayatollah, il governo italiano pensa di risolvere il problema della sovranità energetica dell’Italia – che riguarda il qui e subito – con il nucleare, cioè una tecnologia che, se andrà bene, sarà disponibile tra 15 anni e con materie prime e tecnologie che vengono dall’estero ancor più che l’oil&gas.Ma il metodo più pericoloso, costoso e sporco per produrre energia dimostra tutta la sua insicurezza e pericolosità proprio nelle terre del più grande incidente nucleare civile della storia: il confine di quella che fu l’Unione Sovietica diventato trincea armata tra Ucraina e Federazione Russa. Il 30 maggio il direttore generale dell’International atomic energy agency (Iaea), Rafael Grossi, ha reso noto su X che «L'Iaea è stata informata dalla centrale nucleare russa di Zaporizhya (ZNPP) che oggi un drone ha colpito un edificio delle turbine del sito, provocando, a quanto pare, un foro nella parete».La centrale nucleare di Zaporizhya è passata sotto il controllo di Mosca all'inizio del conflitto ed è gestita da Rosatom dopo che, nell'autunno del 2022, la regione di Zaporozhye ha votato per l'annessione alla Russia in un referendum ritenuto illegale da gran parte della comunità internazionale.Grossi ha espresso «Seria preoccupazione per l'incidente segnalato, che metterebbe a repentaglio sia i 7 pilastri indispensabili per garantire la sicurezza nucleare durante il conflitto, sia i 5 principi concreti per proteggere la centrale nucleare di Zaporizhzhia, i quali stabiliscono chiaramente che "non ci devono essere attacchi di alcun tipo da o contro" l'impianto. Attaccare i siti nucleari è come giocare con il fuoco». Il primo giugno il team di esperti dell’Iaea alla centrale di Zaporizhzhia ha esaminato l'edificio della turbina interessato dall’attacco, che è il primo con droni all'interno del perimetro del sito della centrale nucleare più grande d’Europa dall'aprile 2024, e ha valutato i danni. Come sempre, Grossi e l’Iaea evitano accuratamente di dire chi siano i responsabili di un attacco militare a un sito nucleare, ma è stata la compagnia nucleare statale russa Rosatom a confermare il 30 maggio che «Un drone ucraino ha colpito la sala macchine della sesta unità della centrale nucleare di Zaporizhzhia, è il primo attacco deliberato contro le principali apparecchiature di una centrale nucleare nella storia mondiale».Mikhail Ulyanov, inviato russo all’Iaea e in altre organizzazioni internazionali a Vienna ha a condiviso filmati dal luogo dell'impatto, che «Mostrano il foro nella parete della sala macchine, causato dal drone ucraino, nonché frammenti del velivolo e del cavo in fibra ottica che ha lasciato dietro di sé. Nelle ultime settimane, l'esercito ucraino ha intensificato gli attacchi contro l'impianto, colpendo ripetutamente le strutture all'interno del suo perimetro e prendendo di mira i dipendenti della struttura».L'esercito ucraino ha negato come sempre qualsiasi coinvolgimento, affermando di non possedere droni a guida in fibra ottica con una gittata sufficiente o dotati di cariche abbastanza potenti da penetrare un muro. Ma la centrale nucleare è sulla riva del fiume Dnepr, con la parte della regione controllata dall'Ucraina situata immediatamente sull'altra sponda del corso d'acqua.Secondo il direttore generale di Rosatom, Alexei Likhachev, «L'impatto ha provocato un'esplosione che ha aperto una falla nella parete della sala macchine, sebbene le apparecchiature principali siano rimaste intatte. Il drone era controllato tramite fibra ottica, escludendo quindi la possibilità di un impatto accidentale. L'attacco rappresenta un'ulteriore escalation e le forze ucraine hanno oltrepassato non solo le linee rosse, ma anche i limiti del buon senso». Likhachev ha inoltre messo in guardia dai «Rischi di potenziali attacchi contro altre infrastrutture critiche dell'impianto, come le turbine, il reattore o i sistemi di sicurezza. Si potrebbe, se mi è concesso dirlo, "congratularsi" con l'intera comunità internazionale: si tratta del primo attacco deliberato in assoluto contro le principali apparecchiature di una centrale nucleare, con un'esplosione penetrante e danni alla sala macchine». Rosatom aveva ripetutamente avvertito la comunità internazionale dei rischi per la sicurezza dell'impianto, ma non vi era stata alcuna risposta adeguata. Incidenti di questo tipo potrebbero avere conseguenze che andrebbero oltre la Russia e l'Ucraina in caso di emergenza nucleare, colpendo anche coloro che si ritengono completamente al sicuro».Il falco di Putin, l'ex presidente russo e vicepresidente del Consiglio di sicurezza, Dmitry Medvedev, ha avvertito che «la potenziale distruzione di un'unità della centrale nucleare di ZNPP si tradurrebbe in una nuova Chernobyl. Un incidente di tale portata non è diverso dall'uso di armi nucleari tattiche, potrebbe in ultima analisi provocare attacchi di rappresaglia simmetrici contro le centrali nucleari in Ucraina e nei paesi della NATO coinvolti nel conflitto». E per i russi l’Italia è coinvolta nel conflitto.Ecco, il nucleare “sicuro” che Giorgia Meloni e il suo governo fossile vogliono riportare in Italia non è più solo a rischio di incidenti tecnici ma è diventato ufficialmente – con le guerre in Ucraina e in Iran – anche un obiettivo militare di primaria importanza e la deterrenza nucleare si trasforma in un rischio concreto prodotto del nucleare civile che alimenta incestuosamente il nucleare militare. E la guerra aumenta anche il rischio di disastro nucleare. Grossi ha ricordato che «La scorsa settimana la centrale nucleare di Zaporizhzhya aveva subito un prolungato blackout delle comunicazioni a seguito di segnalazioni di un'intensificazione dell'attività militare nelle vicinanze. Secondo quanto riferito dalla centrale nucleare di ZNPP, mercoledì è rimasta senza linea telefonica fissa né connessione internet per circa 12 ore, il più lungo episodio di questo tipo registrato dall'inizio del conflitto militare. La causa dell'interruzione non è stata immediatamente chiarita, ma ha coinciso con gli attacchi segnalati contro la città di Enerhodar, dove risiede la maggior parte del personale della centrale. Si è trattato dell'ennesimo monito sulle continue sfide da affrontare per mantenere la sicurezza nucleare e prevenire un incidente durante il conflitto, sia nella centrale nucleare di ZNPP che vicino alle centrali nucleari ucraine operative e al sito di Chernobyl. Uno dei sette pilastri imprescindibili per garantire la sicurezza nucleare durante un conflitto armato sottolinea l'importanza della comunicazione da e verso un sito nucleare, affermando che "deve esserci una comunicazione affidabile con l'autorità di regolamentazione e altri soggetti". Per molte ore non siamo riusciti a contattare il nostro team di esperti sul posto e l'impianto non ha potuto comunicare con il mondo esterno nei modi consueti. Si è trattato chiaramente di un evento molto preoccupante in termini di sicurezza nucleare. Il team dell'Iaea continuerà a indagare sulle cause di questa interruzione delle comunicazioni e a discutere su come prevenirne il ripetersi». Nelle ultime due settimane, l'accesso di Enerhodar all'elettricità dalla rete è stato interrotto più volte la scorsa settimana a causa della continua attività militare e uno dei veicoli della centrale nucleare è stato distrutto da un drone. Il 25 maggio, la centrale ha dichiarato che attacchi di droni avevano preso di mira edifici civili in città, tra cui la caserma dei vigili del fuoco, con un peggioramento della situazione della sicurezza. Il 26 maggio la centrale nucleare di ZNPP ha informato il team dell'Iaea che le forniture di gasolio alla centrale da un deposito vicino erano state sospese per consentire il funzionamento dei generatori di vapore diesel, utilizzati per il trattamento delle acque contaminate. La ZNPP ha dichiarato di avere ancora a disposizione carburante diesel sufficiente per oltre 10 giorni di funzionamento dei suoi generatori diesel di emergenza, attualmente in modalità stand-by, ma che rimangono fondamentali per fornire energia di riserva qualora la centrale subisse un'ulteriore interruzione dell'alimentazione elettrica esterna, come è accaduto ripetutamente durante il conflitto.Grossi ha spiegato che «La continua disponibilità di gasolio è assolutamente vitale per la sicurezza nucleare, soprattutto perché la centrale – ormai da oltre due mesi – dipende interamente da un'unica linea elettrica per l'energia necessaria al raffreddamento dei reattori e per altre funzioni essenziali di sicurezza nucleare. Qualsiasi interruzione delle consegne di gasolio riduce la capacità di risposta dell'impianto in un momento in cui è già molto vulnerabile in termini di approvvigionamento energetico esterno. È di fondamentale importanza garantire un accesso logistico sicuro e continuativo al sito».La più grande centrale nucleare d'Europa, i cui sei reattori sono spenti dal 2022 ma necessitano ancora di raffreddamento, si è affidata alla linea di riserva Ferosplavna-1 da 330 kilovolt (kV) per l'alimentazione elettrica esterna, dopo che la sua principale linea elettrica Dniprovska da 750 kV è stata disconnessa il 24 marzo. Prima del conflitto, disponeva di 10 linee elettriche.L'Iaea continua a negoziare con l'Ucraina e la Federazione Russa per stabilire un cessate il fuoco temporaneo localizzato «Che consenta la riparazione della linea a 750 kV, il sesto tentativo di questo tipo mediato dall'AIEA dalla fine dello scorso anno. La posizione del danno – su alti tralicci nel letto di un fiume vicino alla linea del fronte – rende i colloqui sulle riparazioni tecnicamente e logisticamente complessi».In un altro episodio che evidenzia la precaria situazione della sicurezza nucleare, il 22 maggio è scoppiato un incendio presso la sottostazione di Dniprovska a seguito di un attacco militare. Di conseguenza, il gestore della rete elettrica ha chiesto alla centrale nucleare dell'Ucraina meridionale di disconnettere la linea elettrica collegata a quella sottostazione.