Gli Stati Uniti e Israele hanno colpito l’impianto nucleare iraniano di Natanz, uno dei siti chiave del programma di arricchimento dell’uranio di Teheran. La notizia è stata diffusa dai media iraniani e confermata dall’Organizzazione per l’energia atomica della Repubblica islamica, secondo cui il complesso è stato preso di mira nella mattinata di sabato. Le autorità iraniane sostengono che non sia stata registrata alcuna perdita di materiale radioattivo e che non vi siano rischi immediati per la popolazione residente nelle aree circostanti..
L'allarme dell'Aiea. Il direttore generale dell'Aiea, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, Rafael Mariano Grossi ha fatto appello alla «moderazione militare». «L'Aiea è stata informata dall'Iran che il sito nucleare di Natanz è stato attaccato oggi. Non è stato segnalato alcun aumento dei livelli di radiazione al di fuori del sito. L'Aiea sta valutando», si legge in un post sull'account 'X' dell«agenzia Onu. «Il direttore generale dell'Aiea, Rafael Mariano Grossi, ribadisce l'appello alla moderazione militare per evitare qualsiasi rischio di incidente nucleare», prosegue il post. In precedenza l'Organizzazione iraniana per l'energia atomica aveva detto che non è stata segnalata alcuna perdita di materiale radioattivo dopo il raid. Perché l'attacco è un punto di svolta Natanz non è un bersaglio qualsiasi. È il cuore storico del programma iraniano di arricchimento e già nelle scorse settimane era finita sotto attacco. Il 2 marzo scorso il sito era stato colpito durante le operazioni militari americane e israeliane contro l’Iran. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica aveva inoltre parlato, nei precedenti raid, di danni estesi in alcune aree del sito, ma senza conseguenze radiologiche verso l’esterno. Questo significa che il raid di oggi non inaugura una nuova fase, ma approfondisce una campagna militare già in corso contro l’infrastruttura nucleare iraniana.È qui che il fatto militare diventa fatto politico. Colpire ancora Natanz significa segnalare che, per Washington e Tel Aviv, il dossier nucleare resta il centro dello scontro con Teheran. Ma significa anche alzare ulteriormente il livello della crisi in una fase in cui il conflitto ha già superato i confini dello scontro diretto fra Iran e Israele. Nelle stesse ore due missili balistici iraniani sono stati lanciati verso la base anglo-americana di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, senza colpire il bersaglio. È un passaggio che mostra quanto il teatro della guerra si stia allargando, sul piano geografico e strategico.Per questo la domanda giusta non è tanto se siamo davanti a una “catastrofe nucleare” imminente, quanto se il Medio Oriente stia entrando in una fase di destabilizzazione più profonda e meno controllabile. Su un punto, le fonti oggi sono abbastanza nette: non ci sono indicazioni pubbliche di contaminazione radiologica fuori dal sito di Natanz. Il rischio più concreto, almeno allo stato delle informazioni disponibili, è piuttosto quello di una regionalizzazione piena del conflitto, con il coinvolgimento crescente di basi occidentali, rotte energetiche e attori militari già attivi in più teatri della regione. In questo senso Natanz è molto più di un obiettivo nucleare. È il simbolo del fatto che la guerra non si sta spegnendo, ma si sta spostando su una soglia più alta. E mentre Teheran denuncia una violazione del Trattato di non proliferazione, e Washington continua a rafforzare la propria presenza militare nella regione, la diplomazia appare ancora una volta in ritardo rispetto agli eventi.










