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L'Unione europea potrebbe "bloccare" il price cap sul petrolio russo in modo che non superi la soglia dei 60 dollari al barile, impedendo così alla Russia di guadagnare troppo dalla crisi nel golfo Persico. Ecco cosa ci sarà nel nuovo pacchetto di sanzioni.
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L’Unione europea potrebbe “bloccare” in via temporanea il price cap sul petrolio russo, una misura concordata anni fa con i paesi del G7 per ridurre le entrate economiche di Mosca, che dipendono proprio dalla vendita degli idrocarburi. In poche parole, il “tetto al prezzo” serve a rendere più complicato il finanziamento dell’invasione dell’Ucraina per il Cremlino, senza però restringere troppo la disponibilità di greggio sul mercato. La guerra nel golfo Persico, però, ha creato una nuova crisi energetica globale e scombinato i piani di Bruxelles.
L’Unione europea ha adottato un meccanismo dinamico che prevede un aggiornamento automatico, ogni sei mesi, del price cap sul petrolio russo in modo che rimanga più basso del 15 per cento rispetto al valore medio del greggio Urals, la principale varietà russa. Il “tetto” è attualmente di 44,1 dollari al barile: le aziende europee non possono fornire servizi di trasporto o di assicurazione dei carichi, ad esempio, se il petrolio russo viene venduto a un prezzo più alto.













