Per anni il passaggio dall’università al mondo del lavoro è stato raccontato come un salto nel vuoto. Ma oggi gli atenei provano a trasformarlo in una filiera organizzata: formazione, orientamento, ricerca, tirocini, aziende e istituzioni che lavorano insieme per accompagnare gli studenti verso l’occupazione. Non più soltanto atenei che rilasciano lauree, ma vere e proprie fabbriche di competenze. I numeri spiegano bene la portata del cambiamento all’interno dell’ecosistema accademico piemontese. Secondo l’ultimo rapporto AlmaLaurea 2025, il 96% dei laureati magistrali del Politecnico di Torino risulta occupato a un anno dal conseguimento del titolo. Una percentuale stabilmente superiore alla media nazionale, che conferma la tenuta occupazionale dei profili tecnico-scientifici.
A questo si affianca la dimensione sempre più “industriale” del rapporto tra università e imprese. Lo dimostrano i Career Days del Politecnico, con oltre 7mila partecipanti e circa 130 aziende, enti pubblici e agenzie del lavoro coinvolti. «Favorire il dialogo tra università e mondo del lavoro è una componente essenziale della missione formativa del Politecnico», sottolinea il vicerettore per la Formazione Fulvio Corno. Ma la trasformazione non riguarda solo l’ingegneria e il design. Anche l’Università di Torino rafforza il proprio ruolo nella costruzione del ponte tra formazione e occupazione, dentro una logica sempre più integrata con il tessuto produttivo. I dati AlmaLaurea 2025 mostrano un miglioramento diffuso delle performance occupazionali: per i laureati triennali che non proseguono gli studi, il tasso di occupazione a un anno sale all’80, 3%, sopra la media nazionale del 78, 6%. I laureati magistrali raggiungono l’80% a un anno e il 90, 8% a cinque anni, anche in questo caso sopra i valori medi italiani. «I dati confermano la capacità dei corsi di laurea dell’Università di Torino di incontrare le esigenze formative del tessuto produttivo nazionale e internazionale», osserva la rettrice Cristina Prandi.








