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L'ex governatore del Veneto indica il modello della Cdu tedesca, per "offrire una scelta interessante anche per i giovani". Rilancia la battaglia sul fine vita: "I pazienti che ce lo chiedono non ci chiedono cure palliative. Ci chiedono dignità. Sono due cose diverse"
"I partiti, cominciando dal nostro, prima o poi dovranno fare la scelta del federalismo interno. Il militante di Campione d’Italia ha bisogni diversi da quello di Canicattì". In un'intervista al Corriere della Sera Luca Zaia conferma indirettamente la sua volontà di affrontare in un Congresso una trasformazione profonda nella Lega, anche se precisa che "al momento non ho parlato né chiesto nulla a nessuno". Riconosce però che "un partito che voglia rispondere a tutte le istanze, deve essere federalista. Ho già detto parecchie volte che esiste un modello nato nel 1948 in Germania, che prevede un partito nazionale, la Cdu, con una costola locale bavarese (Csu). Ma è una mia idea, io conto uno. Una riflessione però andrebbe fatta: la Lega oggi è il partito più antico in Parlamento. Una scelta del genere lo trasformerebbe nel più innovativo e più in grado di offrire una scelta interessante anche per i giovani".
Altro fronte su cui Zaia è particolarmente attivo, la battaglia per una legge sul fine vita. "La legge si basa su un’iniziativa popolare dell’associazione Luca Coscioni che vuole colmare alcuni “buchi” evidenti nella sentenza. Primo: non esiste un termine entro cui l’Azienda sanitaria debba rispondere alla richiesta del paziente. Marco Cappato nei giorni scorsi ha sollevato il caso di una signora di 77 anni, Maria Cristina, malata terminale, che ha fatto richiesta il 5 marzo e non aveva avuto alcun riscontro. Il secondo buco: il servizio pubblico non garantisce la somministrazione del farmaco". A chi sostiene che basti investire sulle cure palliative, Zaia dice che "è un falso problema. Il Veneto è primo in Italia per cure palliative e bisogna continuare a investirci: non ci sono dubbi. Ma i pazienti che chiedono il fine vita non ci chiedono cure palliative. Ci chiedono dignità. Sono due cose diverse". Su certi temi etici "la politica deve fare un salto di qualità. Il fine vita deve essere una no-fly zone: i partiti devono lasciare libertà di coscienza, come peraltro ha fatto il segretario Matteo Salvini. Ci sono tanti esponenti politici le cui coscienze non collimano con la posizione del loro partito".









