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Camminare per le vie delle città italiane, soprattutto in quelle del centronord, significa imbattersi in un paesaggio urbano completamente trasformato, quasi trasfigurato. Dove un tempo c’erano le drogherie gestite per generazioni dalla stessa famiglia, oggi spuntano minimarket etnici. Le boutique di abbigliamento hanno lasciato il posto a vetrine di paccottiglia cinese. I bar tradizionali cedono il passo a kebab e rosticcerie straniere. Pure gli sportelli bancari chiudono per lasciare il posto alle attività di money transfer. Non è solo una percezione soggettiva. I numeri raccontano un cambiamento strutturale del tessuto cittadino, intrecciato a un profondo mutamento demografico.
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Secondo l’analisi di Confcommercio del marzo 2026, tra il 2012 e il 2025 sono scomparsi 156mila punti vendita del commercio al dettaglio in sede fissa e ambulante in Italia, oltre un quarto del totale. La densità commerciale è crollata da 11 a 8 negozi ogni mille abitanti. La stragrande maggioranza di queste chiusure ha riguardato esercizi gestiti da italiani, spesso famiglie che non riescono più a sostenerne i costi. Parallelamente, le imprese del commercio straniere sono cresciute, passando da 199mila a 333mila. Nel 2025, rappresentavano quasi il 20% del totale, con un aumento di oltre il 67 per cento in soli tredici anni. Questo non è un semplice cambio di titolari ma un riflesso di un drastico cambiamento demografico. In poco più di vent’anni, la popolazione straniera in Italia è aumentata del 250 per cento, un incremento che non poteva che avere pesanti ripercussioni anche sul tessuto commerciale delle nostre città. Ci sono comuni dove i cittadini italiani stanno velocemente scomparendo. Questo fenomeno non riguarda solo le grandi città ma pure i centri più piccoli. A Baranzate e Rocca de' Giorgi, rispettivamente in provincia di Milano e di Pavia, gli stranieri sono il 36 per cento del totale dei residenti. A Monfalcone, dove alle ultime elezioni amministrative si era presentata una lista di soli soggetti di origini straniere, il 32 per cento dei cittadini non è italiano. A Roma, il mercato dell’Esquilino si è trasformato in un vero e proprio suk, dove i banchi gestiti da italiani si possono contare sulle dita di una mano. Diversi controlli hanno rilevato la presenza di prodotti alimentari scaduti o in pessime condizioni di conservazione. A Milano, la storica Chinatown si è allargata ad altre zone delle città, mentre i negozi della zona di via Padova sono ormai interamente gestiti dalle comunità asiatiche e africane. A Torino, i mercati storici, come quello di Porta Palazzo, sono da tempo microcosmi multiculturali.






