In un anno serrande abbassate per oltre tremila attività. Tra le cause troppi esercizi in mano a stranieri, grande distribuzione e acquisti sul web

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Sono testimoni del nostro tempo e delle nostre abitudini, ma chiudono, inesorabilmente ogni anno, schiacciate dal caro affitti, dalla concorrenza della grande distribuzione, dalla desertificazione del centro storico, cuore della Capitale dove un tempo strade e rioni ne erano piene. Sono le nostre botteghe storiche, attività artigianali che a volte hanno oltre un secolo di storia ma che, negli ultimi dieci anni, sono state letteralmente decimate. È l’ultimo report della Cgia di Mestre a mettere nero su bianco ciò che sta accadendo, analizzando appunto l’andamento decennale e poi mettendo a confronto nello specifico i cambiamenti tra il 2024 e il 2025. Ma anche il trend 2026 non promette, al momento, nulla di buono. Ovviamente la scomparsa delle attività artigianali è un fenomeno di stampo nazionale, che vede il 2008 come l’anno in cui si è arrivati al picco massimo di un milione e mezzo di attività aperte in tutta Italia, ma da quel momento il calo è stato costante e imperterrito, con oltre 400 mila lavoratori artigiani in meno in un decennio, un calo del 25%. Se si analizza l’andamento della Capitale, la fotografia è lo stesso impietosa: nel 2024 c’erano 61.374 botteghe artigiane, nel 2025 sono diventate 58.034, una perdita di 3.340 unità in un anno, pari a un calo del 5,4%.