C’è un momento, dentro il racconto europeo dell’austerità e delle politiche neoliberali, in cui la traiettoria sembra deviare: mentre i tagli al welfare e la precarizzazione del lavoro si consolidano come orizzonte politico, in Spagna il conflitto sociale riapre il campo delle possibilità. Nel libro La Spagna è diversa (People, 2026), la giornalista Roberta Cavaglià ricostruisce anni di trasformazioni politiche e sociali: dalla crisi economica alle piazze degli Indignados, fino al tema della casa, del lavoro impoverito e della turistificazione delle città.
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Cavaglià parte dallo slogan franchista del 1959, Spain is different, per raccontare una Spagna attraversata da trasformazioni profonde e ancora aperte. «Osservo un dialogo molto stretto tra i movimenti sociali e la politica istituzionale di centrosinistra in vari ambiti, dal femminismo ai diritti delle persone migranti». Tuttavia, «la politica istituzionale tende a prendersi i meriti quando questo dialogo porta a misure concrete e positive».
Il salario minimo, le politiche sociali e l’estensione di alcuni diritti civili entrano nel racconto come parte delle trasformazioni politiche e sociali che hanno attraversato il paese negli ultimi anni. Il libro segue il modo in cui il conflitto è diventato, in alcuni casi, pratica politica: dalla crisi del 2008 alle mobilitazioni degli Indignados del 15 maggio 2011, fino all’ingresso nelle istituzioni di partiti di sinistra “di rottura” come Podemos. Cavaglià accompagna lettrici e lettori dentro le storie delle protagoniste e dei protagonisti delle trasformazioni del paese, soffermandosi su temi fondamentali: salari, casa, migrazioni, rivendicazioni femministe e diritti delle persone Lgbtqi+.









