Obbligo di dichiarazione per chi arriva dalla Repubblica Democratica del Congo e dall'Uganda, cinque livelli di rischio, l'aeroporto di Fiumicino come hub sanitario nazionale, una serie di centri di riferimento per le malattie infettive in ogni regione, un centro di riferimento nazionale all'ospedale Spallanzani di Roma. Sono queste le misure principali con cui il Ministero della Salute ha deciso di gestire i rischi collegati al virus Ebola, responsabile dell'epidemia in Congo e in Uganda che, secondo i dati della Regione africana dell'Organizzazione mondiale della sanità, conta almeno 1.100 episodi sospetti, di cui 263 confermati, e 43 morti accertati. Intanto è emerso un nuovo caso sospetto in Italia: si tratta di un cittadino sintomatico congolese, residente a Cagliari, rientrato da Kinshasa passando per Il Cairo.

La priorità del governo resta sempre quella di individuare e isolare tempestivamente eventuali casi sospetti. Per questo l'ordinanza firmata dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, e la circolare con le misure applicative, prevedono che chiunque arrivi in Italia dai due Paesi centro dell'epidemia - "direttamente o indirettamente" e "con qualsiasi mezzo" - sia tenuto a dichiarare entro 24 ore la provenienza da quelle zone nei 21 giorni precedenti, ossia nel periodo di incubazione del virus.