La spinta al rialzo delle quotazioni del greggio rischia di trasformare il meccanismo adottato da Bruxelles in un boomerang. Ecco come potrebbe intervenire ora l'Unione europea

Mentre la guerra in Iran è entrata nel suo quarto mese, l’Unione europea sta valutando di congelare temporaneamente il tetto massimo sul prezzo del petrolio russo prima dell’eventuale rialzo previsto in estate. Lo scrive Bloomberg, citando fonti informate. La misura potrebbe sembrare paradossale, ma nasconde una spiegazione. Le sanzioni imposte da Bruxelles contro Mosca sono nate con l’obiettivo esplicito di ridurre gli incassi petroliferi del Cremlino. Peccato che la guerra in Iran scatenata da Stati Uniti e Israele abbia spinto verso l’alto il prezzo a cui il petrolio russo può essere venduto sui mercati. Da qui, dunque, la valutazione in corso da parte dell’Ue di introdurre una qualche modifica.

Come funziona il price cap europeo al petrolio russo

Lo scorso anno, l’Unione europea ha adottato un meccanismo dinamico per garantire che il price cap venga fissato automaticamente ogni sei mesi a un livello inferiore del 15% rispetto al prezzo medio di mercato del greggio russo Urals. L’attuale soglia di prezzo è di 44,10 dollari al barile e a luglio vedrebbe probabilmente il livello salire ad almeno 65 dollari al barile. Un livello che è addirittura superiore ai 60 dollari fissati nel 2022 dal G7 quando venne introdotto per la prima volta il sistema delle sanzioni sul petrolio russo. In assenza di interventi, dunque, la misura rischierebbe di consentire alla Russia di vendere il proprio petrolio a prezzi molto più elevati.