Sottoposto ad eutanasia perché aveva contratto la rabbia. E' la notizia delle ultime ore che ha riportato l'attenzione degli italiani su una malattia che da anni è stata debellata nel nostro paese e che il caso del cane importato illegalmente dal Marocco ha riportato sulle cronache nazionali.
Li dove sono state messe in atto tutte le operazioni volte al controllo e alla prevenzione rispetto ad altri animali o persone che possono essere entrate in contatto con il cane, un focus sulla rabbia è fondamentale per rassicurare tutti rispetto a una malattia che in Italia non è più endemica da molto tempo, a fronte delle ultime emergenze che furono riscontrate tra il 2008 e il 2011. Anche in quei casi, avvenuti a causa di animali selvatici che provenivano dall'Europa orientale, si riuscì attraverso vaccinazioni e prevenzione a fermare l'espansione del virus. Il percorso verso l'eradicazione è stato infatti il risultato di decenni di campagne vaccinali sugli animali domestici, controlli veterinari sempre più rigorosi e monitoraggio della fauna selvatica. Proprio a fronte dei casi suddetti, anche quando si verificarono dei ritrovamenti di animali malati in un territorio che era già privo di casi analoghi furono immediatamente applicati i programmi di vaccinazione orale della fauna selvatica. Da allora l'Italia ha sempre mantenuto lo status di territorio indenne dalla rabbia grazie alla sorveglianza continua e alle regole sull’importazione degli animali. Le autorità sanitarie, infatti, insistono sull’importanza delle vaccinazioni e dei controlli alle frontiere e non è un caso che in qualsiasi paese del mondo, fondamentalmente, se si prevede di viaggiare con un animale domestico deve essere stato sottoposto al vaccino antirabbico.










