Un cane arrivato illegalmente dal Marocco, risultato positivo alla rabbia dopo aver manifestato gravi sintomi neurologici, ha fatto scattare nelle scorse settimane misure straordinarie di sorveglianza tra le province di Treviso e Belluno. Decine di persone sono state sottoposte a profilassi preventiva e nelle aree interessate è stato disposto l'obbligo di vaccinazione per cani e gatti.

L'episodio ha riportato l'attenzione su una malattia che l'Italia ha eradicato da anni ma che continua a essere presente in oltre 150 Paesi del mondo, soprattutto in Asia, Africa e in alcune aree dell'Europa orientale.La rabbia è una zoonosi virale che, una volta comparsi i sintomi nell'uomo, è quasi sempre mortale.Quali sono oggi i rischi reali per chi viaggia all'estero? Come bisogna comportarsi in caso di morso o contatto con animali sospetti? E soprattutto: quanto incidono il commercio illegale di cuccioli e alcune catene di adozione internazionale scarsamente controllate nell'introduzione della malattia in Paesi che ne sono ufficialmente indenni?Per fare il punto sulla questione parliamo con gli esperti dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, Centro di Referenza Nazionale per la Rabbia, per capire come riconoscere i pericoli, quali precauzioni adottare e perché dietro un'apparente "adozione solidale" può nascondersi un rischio sanitario da non sottovalutare.Le risposte della Dott.ssa Paola De Benedictis, direttrice Centro di referenza nazionale per la rabbiaQuali sono oggi i principali rischi di esposizione alla rabbia per i cittadini italiani che viaggiano all'estero, soprattutto in Paesi dove la malattia è ancora endemica?Accade frequentemente di recarsi per turismo o per lavoro in Paesi endemici per rabbia, pertanto è necessario essere consapevoli del rischio al quale ci si espone. La malattia è presente nei cani e gatti in Africa, Medio Oriente e Asia, ma anche in America dove, ad eccezione di pochi casi nel cane in America Latina, è per lo più collegata ad animali selvatici, quali carnivori e pipistrelli. Il graffio di scimmia nel sud-est Asiatico è da considerarsi a tutti gli effetti una possibile esposizione. Prima di mettersi in viaggio consigliamo di recarsi presso i centri medici specializzati in medicina del viaggiatore e controllare prima del viaggio la presenza, nel paese di destinazione, di centri di vaccinazione antirabbica in caso di esposizione accidentale. I medici stimano che possibili esposizioni, quali eventi di morsi e graffi in paesi endemici per rabbia, avvengono in quasi l’1% dei viaggi. Una casistica che può essere ridotta adottando comportamenti corretti. Basterà ad esempio, non fermarsi ad accarezzare e non dare da mangiare a cani e gatti, ma neanche ad animali selvatici quali volpi, procioni e pipistrelli, allontanarsi da branchi di cani randagi per evitare di essere aggrediti e non avvicinarsi alle scimmie o altri primati, ad esempio per fare una foto.Come bisogna comportarsi in caso di morso, graffio o contatto sospetto con un animale durante un viaggio in un Paese a rischio?In caso di graffio o morso a rischio, lavare approfonditamente la ferita per 20 minuti sotto acqua corrente usando sapone e se disponibile un disinfettante a base di Iodio. Questa prima azione rimuove e inattiva le particelle virali dall’area esposta. Vista la gravità della malattia, oltre al lavaggio della ferita, è però sempre necessario recarsi in un centro specializzato per l’eventuale somministrazione di profilassi post-esposizione.Il recente caso del cane introdotto illegalmente dal Marocco ha riacceso l'attenzione sul problema: quanto incidono il traffico illegale di cuccioli e le adozioni internazionali poco controllate nella diffusione della rabbia?L’Europa è ormai indenne da rabbia canina e quasi completamente indenne da rabbia delle volpi. Introdurre un caso di rabbia in Europa mette a repentaglio la sicurezza degli animali e dei cittadini europei. In seguito a tale introduzione, lo stato nel quale è stato identificato il caso di rabbia, intraprende attività di rintraccio degli animali esposti che nella migliore delle ipotesi vengono sottoposti a sequestro cautelativo per ben 6 mesi, il tempo necessario per escludere lo sviluppo dei sintomi, e rintraccio dei pazienti esposti, che vengono sottoposti repentinamente a profilassi-post esposizione per scongiurare questa infezione mortale. Inoltre viene rafforzata la sorveglianza nel territorio, che serve a dimostrare che non si verifichino casi secondari. Nonostante le stringenti normative a riguardo, in Europa quasi ogni anno assistiamo ad uno o più casi di rabbia in cani (e in minor misura gatti) importati illegalmente da paesi endemici. Ad esempio, da gennaio ad oggi, abbiamo assistito già a due casi di rabbia sul territorio Europeo. Il primo era un cucciolo raccolto da un’associazione umanitaria in Russia e ‘legalmente’ introdotto in Germania, dietro presentazione di documenti falsi. Il secondo era il caso italiano.Quali controlli sanitari dovrebbero verificare i cittadini prima di adottare un animale proveniente dall'estero per evitare rischi per la salute pubblica e animale?Adottare un cucciolo da un paese terzo è difficile e non può essere fatto semplicemente raccogliendo l’animale dalla strada. La normativa europea è molto chiara sulle regole da rispettare prima di movimentare un cane/gatto/furetto tra Stati membri e verso l’UE. Per la movimentazione all’interno dell’Europa, i cuccioli dovrebbero attendere un periodo di tre mesi prima di essere identificati con microchip e passaporto, vaccinati nei confronti della rabbia e attendere ulteriori 21 giorni. In pratica i cani e i gatti europei possono viaggiare in Europa non prima dei 3 mesi e 21 giorni di età. Inoltre, per essere introdotti da alcuni stati extra-UE (quelli endemici per rabbia e con livelli di sorveglianza e controllo inadeguati) in Europa, oltre ad essere identificati e vaccinati nei confronti della rabbia, i nostri gli animali domestici dovrebbero attendere 30 giorni dalla vaccinazione, effettuare una titolazione degli anticorpi antirabbici che attesti una sufficiente protezione, e attendere ancora nel paese di provenienza ulteriori tre mesi. In pratica, da questi paesi verso l’UE si muovono cani e gatti di almeno 7 mesi di età.La rabbia può tornare a circolare stabilmente in Italia oppure il rischio resta limitato a episodi isolati legati all'importazione di animali infetti?Fortunatamente la rabbia è una malattia a trasmissione diretta pertanto ha una diffusione limitata rispetto ad altre malattie infettive a carattere epidemico. Il contagio è strettamente collegato al morso e alla lambitura della cute, l’animale infetto è a sua volta infettante per un periodo molto breve della sua vita e contestualmente manifesta i sintomi di malattia. Pertanto, il rischio che questo virus torni a circolare in maniera indiscriminata nei cani italiani è remoto. Il sistema di sorveglianza italiano è attivo e ha reagito prontamente per arginare il rischio di casi secondari, che ad oggi non ci sono stati. Trattandosi però di una malattia con un lungo periodo di incubazione, occorreranno ben 6 mesi di sorveglianza prima di poter affermare di aver archiviato definitivamente il caso.Quali segnali clinici devono far sospettare la rabbia in un animale e perché è fondamentale intervenire tempestivamente quando si manifestano sintomi neurologici compatibili con la malattia?Segni neurologici, quali alterazione del comportamento, aggressività, cambiamento di voce dell’animale, che emergono e peggiorano repentinamente, nell’arco di 2-4 giorni, devono far sospettare la rabbia. Tuttavia, l’Italia è indenne da rabbia e pertanto sintomi indicativi di encefalite da soli non devono far sospettare rabbia, a meno che l’animale non abbia una storia di viaggi all’estero o una forte connessione al caso recentemente identificato. Per questo motivo è sempre opportuno recarsi dal proprio veterinario di fiducia, per sottoporre l’animale a visita clinica e riportare in maniera trasparente al veterinario ogni elemento che possa aiutare il clinico nella diagnosi.