I mister che hanno volutamente lasciato Bologna non hanno avuto molta fortuna. Il primo fu Gigi Maifredi, sedotto dal bianconero di Torino, ma la sorte non fu dalla sua. Qualche anno fa anche Thiago Motta ebbe la stessa sorte. Da ultimo a rinunciare ai colori rossoblu, è Vincenzo Italiano. Ma una cosa è certa, Casteldebole porta bene e rigenera chi ne calpesta l’erba perché altrove è un pianto e forse anche un rimpianto.
T. D. R.
Risponde Beppe Boni
E’ sempre un momento amaro quando se ne va un allenatore che in fondo ha lavorato bene, ha ottenuto risultati apprezzabili con buoni rapporti e armonia verso la società e i giocatori. Quindi anche Vincenzo Italiano dopo un paio di stagioni che ci hanno fatto emozionare se ne va e lascia le Due Torri. Auguri. Ma il calcio è fatto così. Da parte dei tifosi c’è sempre voglia di senso di appartenenza, di atleti e mister che siano anche una bandiera, che stiano dentro la società per passione e non solo per denaro. Ma oggi per tutti vale l’inesorabile legge del dollaro e la voglia di entrare nell’area di una società di prima fascia. Comprensibile.
Il rimescolo degli allenatori fa venire il mal di testa. Vanno e vengono di continuo, le società li cambiano stile ‘usa e getta’, mentre i loro procuratori hanno tutto l’interesse ad ottenere continuamente nuovi ingaggi. Più contratti, più percentuali. Ovvio. Questo è il calcio mercenario di oggi, bisogna farsene una ragione. Il super tifoso rossoblù Pier Ferdinando Casini in una intervista al Carlino dice che "a Bologna si resta con cuore". Vero, ma per metterci cuore gli allenatori e gli atleti chiedono anche contratti con molti euro. Che non sempre la società è in grado di assicurare. Altri mister hanno lasciato Bologna per fare un salto di qualità e per loro non è finita bene. Meditate gente, meditate.










