Sono ore cruciali per il futuro del Lecce. La decisione di Pantaleo Corvino di lasciare il club ha colto di sorpresa l’ambiente giallorosso. Stante la sua passione per un lavoro che ha voluto fortemente svolgere sin da quando ha abbandonato il posto fisso in aeronautica per iniziare la sua scalata dalla terza categoria, ma anche in considerazione del fatto che più volte ha affermato di volere, metaforicamente, morire in pista come i cavalli di razza, in molti pensavano che, festeggiata la quarta salvezza consecutiva, per la quale ha meriti importanti, sarebbe ripartito con il solito slancio. Invece, salvo ripensamenti, le cose sono andate in maniera differente ed ora la società salentina si trova a dovere individuare un sostituto all’altezza.

Per il Lecce, si tratta di un momento di svolta epocale, a distanza di sei anni da quell’estate 2020 nella quale il presidente Saverio Sticchi Damiani ha avuto la felice intuizione di chiedere al dirigente di Vernole di tornare in seno al sodalizio nel quale tanto bene aveva fatto dall’aprile 1998 al giugno 2005, quando il club era retto dalla famiglia Semeraro. Il tutto, con il complicato compito, comunicato da entrambi sin dalla conferenza stampa di presentazione del responsabile dell’area tecnica, di coniugare i risultati sportivi con una gestione oculata sul piano economico, che avrebbe avuto lo scopo di tenere i conti in ordine.