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Una rete antirazzista abolizionista, nata nel circuito movimentista milanese, con una forte componente antagonista e una struttura di coalizione civico-legale più ampia. È questo il profilo di «Mai più lager-No ai Cpr», il movimento che dal 2018 si batte contro i Centri di permanenza per il rimpatrio e che ha contribuito a diffondere la bozza del certificato medico di inidoneità al trattenimento dei migranti nei Cpr che avrebbero usato i medici finiti nell'inchiesta di Ravenna. La rete nasce a Milano contro la riapertura del Cpr di via Corelli. Il suo obiettivo non è la riforma dei centri, ma la chiusura. Nel lessico del movimento i Cpr sono «lager», luoghi di detenzione senza reato, spazi opachi e privi di garanzie. La piattaforma non chiede condizioni migliori, protocolli più efficienti o correttivi amministrativi, ma il superamento dell'intero sistema della custodia amministrativa. La rete, infatti, li colloca dentro una lettura più ampia: frontiere, repressione, sicurezza, precarizzazione dei diritti, antifascismo, razzismo istituzionale. È la grammatica tipica dell'antagonismo antirazzista. Il centro per il rimpatrio, quindi, diventa il simbolo di uno Stato securitario da contrastare.











