Il cormorano imbrattato di petrolio, durante la Guerra del Golfo, era diventato il simbolo della natura ferita dall’essere umano (anche se l’autenticità di quella foto è stata in seguito messa in discussione). Negli anni ’70 la caccia e i pesticidi avevano spinto l’uccello dal piumaggio nero, con un’apertura alare fino a un metro e mezzo, sull’orlo dell’estinzione in Europa. Una delle prime leggi ambientaliste del continente, nel 1979, era accorsa in aiuto per proteggere la specie dalla minaccia dei fucili. Regole meno permissive sull’uso dei prodotti chimici in agricoltura erano riuscite a migliorare la loro (e la nostra) salute.

Due milioni di esemplari

I cormorani, una volta tutelati, non se lo sono fatti dire due volte. Da meno di 50mila esemplari in tutta Europa sono diventati oggi quasi 2 milioni. Il loro appetito vorace di pesce, soddisfatto con tuffi in picchiata ed evoluzioni sottomarine fino a 9 metri di profondità, li ha messi in concorrenza con i pescatori. La rivalità è approdata a Bruxelles, con dieci Paesi dell’Unione Europea che hanno chiesto una revisione delle leggi di protezione. I cormorani da vittime dell’essere umano sono diventati suoi rivali. E ora rischiano di finire di nuovo nel mirino dei fucili.