Genova – Spunta una nuova ipotesi per il trasloco dei depositi chimici di Carmagnani e Superba da Multedo dopo che il Consiglio di Stato ha bloccato il trasferimento delle due aziende a Ponte Somalia alla fine di una lunga battaglia legale che ha coinvolto imprese, sindacati, comitati di cittadini e istituzioni. La nuova soluzione, che nelle prossime settimane verrà valutata nel dettaglio, si trova in ambito portuale, sempre nel bacino di Sampierdarena ma molto più lontano dal centro abitato rispetto a Ponte Somalia e spostata - di molto - verso Levante. Si tratta, secondo quanto risulta al Secolo XIX, di un compendio formato dalla darsena vicina a Calata Bettolo, la cosiddetta “darsena tecnica” utilizzata per il rifornimento delle navi, a cui si aggiungerebbe una parte di Calata oli minerali, nello specifico quella parte di molo oggi occupata da Eni nella zona sud-est della banchina. L’operazione avrebbe il vantaggio di mettere a disposizione di Carmagnani e Superba una zona del porto molto lontana dalle case, a circa 1.500 metri dal centro abitato. Motivo per cui molto difficilmente qualcuno potrebbe avanzare dubbi sulla sicurezza del sito come invece è accaduto a più riprese per Ponte Somalia, con gli abitanti del quartiere più volte scesi in strada per bloccare l’operazione. Tuttavia, ci sarebbero alcune criticità da risolvere: in primis si dovrebbe trovare una soluzione per gli spazi attualmente occupati da Eni che dovrebbe rinunciare alla concessione in quella zona del porto. Non solo: l’area potrebbe comunque non bastare a livello di metratura per ospitare tutti i depositi che attualmente si trovano a Multedo. Ecco perché si dovrebbero valutare ulteriori soluzioni, anche possibili tombamenti, per garantire ulteriori spazi alle due imprese trasferite. Tavolo sul trasferimento La nuova collocazione di Carmagnani e Superba dovrà essere inserita nero su bianco nel nuovo Piano regolatore portuale e dovranno essere proprio le istituzioni genovesi, a partire da Palazzo San Giorgio, a trovare la soluzione a una vicenda che ormai va avanti da anni. Il prossimo 11 giugno è previsto un vertice tra Autorità di sistema portuale e Comune: all’ordine del giorno c’è proprio il futuro dei depositi che da anni devono lasciare Multedo perché troppo vicini alle case. Lo scorso 26 maggio, in Comune, è stato convocato un vertice al quale hanno partecipato anche i rappresentanti dei lavoratori per iniziare un nuovo percorso che possa portare nel più breve tempo possibile a una soluzione definitiva. Durante l’incontro è stato ribadito che i depositi non lasceranno la città e che l’opzione zero non verrà presa in considerazione. Piani alternativi Sul tavolo resta sempre la possibilità di valutare un trasferimento dei depositi nel Porto petroli, ipotesi che verrebbe caldeggiata ancora oggi soprattutto da Carmagnani che qualche anno fa aveva persino presentato un piano scritto che prevedeva il trasloco degli impianti suoi e di quelli di Superba. Si tratta, però, di una strada difficilmente percorribile, vista anche l’opposizione degli abitanti di Multedo che difficilmente accetterebbero uno spostamento delle due aziende a poca distanza da dove si trovano attualmente per quanto in zona portuale. Nel piano definitivo di trasferimento dei depositi Ponte Somalia avrebbe dovuto ospitare un totale di 71 serbatoi. L’attività dei nuovi depositi avrebbe dovuto consentire di stoccare e movimentare prodotti liquidi chimici, con una previsione annua stimata in circa 3-400 mila tonnellate grazie all’utilizzo di Tir e anche della ferrovia. Il Comune di Genova è ufficialmente alla ricerca di uno spazio alternativo a Multedo sin dal 1980, quando nel Piano regolatore generale del Comune fu introdotta la previsione del loro trasferimento lontano dalle case che negli anni erano state costruite intorno (all’epoca, fra i tecnici, erano in pole position le alture tra Pra’ e Pegli). L’ipotesi divenne un’emergenza all’alba del 15 maggio 1987, quando esplosero tre cisterne dell’impresa Carmagnani portando via le vite di quattro operai. Dopo l’incidente, sembrava questione di mesi. Ma, in realtà, già il primo di una lunga serie di tentativi di trasferire le due aziende ebbe una lunga gestazione e si concluse con un nulla di fatto. Ora si riparte.