Ci sono persone che sembrano arrivarti addosso con la luce. Le incontri e pensi subito all’allegria, all’ironia, a quella capacità rara di alleggerire una stanza senza neppure accorgersene. Poi ci parli davvero e scopri che, molto spesso, la luce non nasce dalla semplicità. Nasce dal contrario. Nasce da una lunga trattativa con il buio. Emanuela Grimalda appartiene a quella categoria di esseri umani che sembrano aver imparato a fare pace con le proprie contraddizioni senza addomesticarle mai fino in fondo. Nelle sue parole convivono il sorriso e la ferita, l’entusiasmo e il dubbio, la leggerezza e qualcosa di profondamente irrequieto. Forse perché ci sono artisti che recitano personaggi e altri che, invece, sembrano attraversare la vita come se fosse un laboratorio permanente di osservazione umana. Lei appartiene ai secondi. Ascoltare Emanuela Grimalda parlare significa accorgersi che ogni risposta, prima di arrivare a destinazione, attraversa deviazioni, ricordi, paure, entusiasmi, immagini. Come se ogni domanda fosse soltanto un pretesto per arrivare a qualcosa di più profondo. E in fondo è difficile immaginare il contrario per una donna che ha inseguito l’arte senza un piano B, senza una strada alternativa da tenere nascosta nel cassetto per sicurezza. Solo una direzione. Solo una necessità. Forse è anche per questo che zia Tina, il personaggio che interpreta in Purché finisca bene – Meglio tardi che mai, in onda su Rai 1 la sera del 31 maggio, sembra appartenerle più di quanto accada normalmente tra un’attrice e un ruolo. Perché dietro l’ironia tagliente, dietro il sarcasmo, dietro quella capacità di osservare gli altri e di metterli davanti alle proprie verità, c’è una donna che continua a credere nelle seconde occasioni. Quelle che arrivano quando pensiamo che il tempo sia scaduto. Quelle che ci costringono a tornare indietro per capire chi eravamo prima di diventare altro. Perché il film racconta una storia d’amore, sì. Ma soprattutto racconta persone che si sono perse e cercano un modo per ritrovarsi. E forse non è un caso che questo tema incontri proprio Emanuela Grimalda, che nel corso della sua vita sembra aver fatto della rinascita una forma di resistenza personale. Parlare con lei per questa intervista esclusiva per Virgilio Notizie significa avere l’impressione che il tempo, in realtà, non proceda mai in linea retta. Che ci siano cadute che servono a rialzarsi meglio, errori che diventano fertilizzanti, strade che sembrano chiudersi e invece stanno soltanto cambiando direzione. E allora forse il titolo Meglio tardi che mai smette di essere soltanto il nome di un film. E diventa qualcosa di molto più pericoloso. Diventa una possibilità.