“Genio!”, gridava Francesco Pannofino, il mitologico Renè Ferretti di Boris. Potrebbe essere stato proprio questo il sussulto di uno dei consiglieri del CdA della Serie A di volley. L’intuizione è presto spiegata: il presidente uscente, dopo anni di servizio, è pronto a cedere il passo. Perché allora non eleggere un politico, magari un uomo di governo con deleghe pesanti, e rafforzare così il movimento? Il nome è quello di Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro, leghista ascoltatissimo da Matteo Salvini, fan del Cisterna Latina. Un altro tassello nella conquista della politica dello sport.

L’Olimpo è il Coni. Il Comitato è guidato oggi da Luciano Buonfiglio, una carriera tutta tra banca e canoa. Ma aveva provato a reinserirsi nella corsa il "Poltronissimo", nomignolo dispregiativo di Franco Carraro, dirigente maximo dello sport italiano, accumulatore di cariche sportive e non, ex ministro nei governi della Diccì, già sindaco di Roma coi socialisti a cavallo tra ‘80 e ‘90. A cedere lo scettro, alle ultime elezioni, è stato invece Giovanni Malagò, presidente del Coni dal 2013, creatura di Gianni Letta, braccio destro romano di Silvio Berlusconi, ma in realtà ben di più.

Malagò ora ci prova con la Figc, scatenando l'astio di Angelo Binaghi, presidente della Federtennis, il re Mida a suon di riforme che sarebbe riduttivo ridurre ad “amico di Giorgetti”, ministro leghista dell’Economia, anche perché la sua vice, dal 2020, è l'ex sindaca di Torino, la deputata 5 Stelle Chiara Appendino. Alla Federnuoto c’è invece Paolo Barelli, nuotatore olimpionico, consuocero del vicepremier Antonio Tajani, ex capogrupppo di Forza Italia, che tanto ci teneva alle cariche federali da rinunciare a incarichi con portafoglio (quindi incompatibili) e ripiegare così al ruolo di sottosegretario ai Rapporti col Parlamento.