Potenza, Parata dei Turchi, il vescovo Carbonaro non si presenta e non dà la benedizione. Il sindaco: «Una decisione che non unisce». Galella: «Parla di festa pagana e ci contesta perché non accetta il vino»

POTENZA – Non è stato un “no pronunciato” dal microfono né una presa di posizione ufficiale. Piuttosto un gesto mancato. Un gesto non compiuto: l’arcivescovo di Potenza che non dà la benedizione al Tempietto di San Gerardo, issato a spalle dallo stadio Viviani al largo della Cattedrale dai Portatori del Santo.Un gesto mancato per il quale la Storica Parata dei Turchi – che come al solito ha registrato una partecipazione oceanica – si ritrova al centro di una polemica che intreccia fede, tradizione e identità popolare.Una polemica muta, in fondo, perché non c’è stato il momento del confronto pubblico.Fonti della Diocesi hanno fatto sapere che l’arcivescovo Davide Carbonaro non avrebbe fatto dichiarazioni ufficiali e si sono limitate a ricordare che «San Gerardo è oggi» (ieri per chi legge, ndr), sottolineando dunque che la festa religiosa è il 30 maggio mentre il 29 è quella civile, i Turchi appunto.

PARATA DEI TURCHI, IL RIFIUTO SILENTE DEL VESCOVO CARBONARO

Da ricordare che l’anno scorso Carbonaro pregò in largo Duomo con i Portatori, i partecipanti alla Parata e i cittadini. Aveva preso possesso dell’Arcidiocesi pochi giorni prima, il 18 maggio.Si sa che avantieri era tornato a Potenza nel tardo pomeriggio da un viaggio a Roma passando per Melfi. Dalla Curia ripetono che la mancata partecipazione del vescovo (e di ogni altro esponente della chiesa) al consueto appuntamento finale non aveva «alcun intento polemico».Chi invece accetta subito di parlare («Non solo come Portatore del Santo ma anche come consigliere regionale») è Alessandro Galella, che ha portato a spalla il Tempietto come i suoi compagni dell’associazione.