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A Potenza è ormai scontro silenzioso tra Comune e Curia: dopo il rifiuto dell’arcivescovo Carbonaro alla benedizione al tempietto di San Gerardo, il sindaco Telesca non si è presentato al Corpus Domini negando anche il gonfalone della città
Il sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, ha ripagato l’arcivescovo Carbonaro con la stessa moneta. Dopo che lo scorso 29 maggio, al termine della Storica parata dei turchi, Carbonaro non è uscito dal Duomo per impartire, come sempre accaduto, la benedizione al tempietto di San Gerardo e ai potentini, il primo cittadino non si è presentato alla processione per il Corpus Domini. Oltre alla sua voluta assenza non c’era neanche il Gonfalone della città. Unico a partecipare – ma non in veste istituzionale – l’assessore comunale alla Cultura, Roberto Falotico che ha seguito il processione dalla retrovie.
Insomma Potenza come Brescello, il paese dove sono stati girati i film tratti dai libri di Giovannino Guareschi. Con una differenza: se Guareschi pose al centro le figure dell’orgoglioso prete di campagna don Camillo e dall’arcigno, ma neanche troppo, sindaco comunista Peppone – due personaggi emblematici dell’Italia politica appena uscita dai drammi della Seconda guerra mondiale e già calata nello scenario mondiale dominato dalla «Guerra fredda» – a Potenza, invece, quanto accaduto lo scorso 29 maggio è andato oltre.








