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Marco Imarisio, inviato a Parigi
I tre azzurri agli ottavi, anche senza il numero 1 del mondo, sono la testimonianza dell'età d'oro del nostro tennis
Non succede, ma se succede. E poi crederci sempre. Come ha fatto Matteo Berrettini, che viene ripagato di tante sofferenze con una partita epica e insperata contro l’argentino Francisco Comesana, detto «lo squalo», perché ti azzanna e non ti lascia più andare. Cinque ore e quindici minuti di lotta nel caldo torrido, e alzi la mano chi pensava che dopo aver perso il terzo set potesse rimontare fino a giocarsi tutto in un super tie-break per cuori forti. Come ha fatto anche Matteo Arnaldi, altri cinque set all’ultimo punto, altra resurrezione per un giocatore ritrovato da quando coach Fabio Colangelo lo ha preso in cura. «Come facciamo a tenere questo livello per così tanto tempo? Ci alleniamo sempre, sarebbe strano il contrario» dice con modestia il venticinquenne ligure, uno dei grandi sottovalutati del nostro tennis, che usando cervello e cuore batte contro pronostico il picchiatore belga Raphael Collignon. È stata una giornata incredibile. Tre italiani negli ottavi di finale, a parziale consolazione dell’assenza di Jannik Sinner, ma a testimonianza dell’età dell’oro che sta vivendo questo sport.











