L'eliminazione di Jannik Sinner, apparso prosciugato di energie contro l'argentino Cerundolo, ha scosso l'Italia del tennis, lasciando gli appassionati interdetti. Eppure, proprio nel giorno che sembrava destinato a tingersi di amaro, è affiorata una verità confortante: c'è vita oltre Jannik Sinner, e questa vitalità pulsa con forza sulla terra battuta del Roland Garros. L'Italia non è più un movimento appeso al suo fuoriclasse: oggi è una squadra compatta, profonda, credibile.

La copertina di questa resistenza azzurra spetta a Matteo Berrettini. Il romano ha superato i propri limiti in una battaglia estenuante contro Francisco Comesana: dopo cinque ore di gioco e un super tie-break interminabile, ha chiuso 15-13, cancellando due match point e dando prova di quell'orgoglio mentale che lui stesso rivendica da sempre. Il "gladiatore" è tornato: quando ritrova lo spirito del combattente, acciacchi e lontananza dai grandi palcoscenici svaniscono sullo sfondo.

Se Berrettini è il cuore, Matteo Arnaldi incarna lucidità e spietatezza agonistica. Sull'onda lunga dell'impresa contro l'ex finalista Stefanos Tsitsipas, il ligure ha superato l'esame di maturità con il belga Raphael Collignon. In un confronto ad alta tensione, fatto di strappi e contraccolpi, ha imposto il quinto set e l'ha risolto al super tie-break, gestendo con notevole freddezza sia la fatica accumulata sia la pressione di un avversario ostico fin dalle qualificazioni.