Mentre la crescita ristagna, l’inflazione cresce, alimentata dai prezzi dell’energia: nell’eurozona dovrebbe restare almeno al 3 per cento per tutto il 2026 e, anche nello scenario più ottimista, ridiscendere molto lentamente nel 2027 (negli Stati Uniti siamo anche oltre). Gli Stati Uniti non riescono a uscire dalla guerra in Iran salvando la faccia, e più le tensioni persistono, più le imprese trasferiscono gli aumenti di costo sui consumatori e i prezzi dell’energia si diffondono nel resto dell’economia.
Anche nel caso in cui si riuscisse a trovare rapidamente un accordo di pace, i prezzi di petrolio e gas rimarranno con ogni probabilità elevati a lungo: ora che è diventato chiaro che è difficilissimo impedire all’Iran di bloccare il passaggio del petrolio nello stretto di Hormuz, è molto probabile che i costi di trasporto e di assicurazione aumenteranno in maniera permanente. Questo ovviamente non vuol dire che l’inflazione continuerà, ma solo che i prezzi rimarranno elevati e non torneranno ai livelli precedenti alla crisi: l’alto costo dell’energia continuerà a gravare sulle bollette dei consumatori e sui costi delle imprese anche nel momento in cui l’inflazione tornerà verso l’obiettivo delle banche centrali.














