di
Stefano Lorenzetto
«Aprire un'edicola mi è sembrato il modo migliore per abitare il reale in un mondo divenuto virtuale». Carbini era assistente di Romano Montroni, che per 38 anni aveva diretto le Librerie: «Mi cercò per tutta Milano con il taxi»
È il ritratto della gentilezza. A una bimba spiega come procurarsi le macchinine Hot Wheels: «No, piccola, mi spiace, non le tengo. Prova alla stazione del metrò». A un cliente dice: «Entra, prenditi il resto». Andrea Carbini ha appena venduto un’altra copia del Corriere della Sera e in questo momento non ha tempo per la cassa: deve stare fuori dal chiosco ad allineare sul bancone le pile di giornali. Vedere in azione questo edicolante milanese, all’angolo fra via Plinio e via Morgagni, allarga il cuore. Non c’è chi fatturi quanto lui. Si sveglia alle 4.30, alza la serranda alle 5.45, finisce alle 21, «quando va bene». Orario continuato, sette giorni su sette, 365 giorni l’anno: «Nelle sei festività in cui i quotidiani non escono, apro lo stesso, però arrivo alle 8.30». Nessuno che gli dia il cambio. Ferie mai.
Carbini potrebbe vendere ghiaccioli in Alaska. Ci riesce perché per una vita ha piazzato libri, articoli notoriamente meno richiesti di quotidiani e periodici, che già non se la passano bene. Era un apprezzato manager della Feltrinelli, con tanto di laurea in filosofia. Poi ha creato la catena Ubik, oggi arrivata a oltre 180 librerie. Di punto in bianco ha deciso di rinunciare alla carriera e di rilevare questa azienda che misura appena 6 metri per 3. È accaduto nel 2020 e non se n’è mai pentito. Davanti al suo baracchino, una ressa continua, con lui che elargisce affetto («salutami la mamma»), regala complimenti («ti vedo abbronzata, torni dalle vacanze?»), canzona gli indiscreti («uè, ma che ti frega se ho un buco nel maglione, sarai mica Armani?»).










