CITTA’ DI CASTELLO – Un abbraccio simbolico tra fedi, culture e professioni diverse in un luogo che da 50 anni è punto di riferimento per tutti. Così si sono aperte le celebrazioni dei 50 anni del Centro emodialisi dell’ospedale. Ieri mattina la presenza congiunta di monsignor Luciano Paolucci Bedini, vescovo di Città di Castello e di Ahrram Abderrahim, responsabile del Centro culturale islamico, ha dato vita a un momento dedicato ai pazienti e agli operatori che ogni giorno rendono possibile questo servizio. "Questo reparto – ha detto il vescovo – svolge un ruolo importantissimo e la ricorrenza odierna ci insegna che, mettendo insieme competenze e risorse, possiamo offrire risposte efficaci e inclusive, senza creare disuguaglianze. È una testimonianza preziosa che va avanti da cinquant’anni". "Il vostro lavoro è prezioso per l’intera comunità. Come Centro Culturale ci sentiamo parte viva della città e vogliamo continuare a camminare insieme, perché solidarietà e aiuto reciproco sono la base di una comunità unita", ha aggiunto Ahrram Abderrahim. Alla visita hanno preso parte anche Carla Chieli Giombini presidente dell’associazione Amare (Malattie renali) e per la direzione di presidio – Marina Cecci, Gilberto Baracchini, Lucia Puletti e Sofia Robellini – oltre ad Alessandro Leveque, direttore della struttura di Nefrologia e Dialisi, insieme ai medici Gioia Fiorucci e Michela Dolciami. Proprio il dottor Leveque ha ricordato che "questo luogo dell’ospedale custodisce una storia di umanità prima che di medicina. La presenza della diocesi e del centro islamico testimonia che la sofferenza appartiene a tutti, unendo fedi e generazioni, per una sanità che non lascia indietro nessuno".