PADOVA - Lo aveva assicurato in campagna elettorale. Lo ha confermato a cento giorni dal debutto come governatore. E ieri, a Padova, Alberto Stefani lo ha ribadito: niente addizionale Irpef, almeno nel breve termine. «Non è questa la soluzione che intendo adottare», ha detto, per affrontare le necessità finanziarie della Regione. Preferisce una strada diversa, il presidente leghista: «Rivedere la spesa». Fascicolo sul quale, assicura, i capi area sono già all’opera.

BIVIO Per Stefani, si tratta di una scelta di campo. «Si possono avere due visioni delle cose», afferma. La prima, «procedere unilateralmente con una leva fiscale, e non è questa la soluzione che intendo adottare». La seconda, «fare una valutazione della spesa, e quindi, dell’efficacia della spesa esistente». Perché i capitoli di oggi, è evidente, non sono gli stessi di vent’anni fa. E nemmeno possono garantire gli stessi identici risultati del passato. Del resto, in un battito di ciglia, il mondo è cambiato: «Ci sono sfide nuove che due decenni fa non esistevano», riflette Stefani. Chi avrebbe mai contemplato, all’epoca, l’invecchiamento attivo tra i pilastri della propria agenda politica? Chi avrebbe mai potuto immaginare, con la disoccupazione alle stelle, che il trattenimento dei giovani nel posto di lavoro (e nel territorio) sarebbe diventato un vero problema? Ecco, allora, che il governatore insiste sulla necessità di cambiare approccio: «Insieme ai capi area, stiamo facendo una valutazione, che tenga conto da un lato dell’efficacia, dall’altro dell’efficienza della spesa». Tradotto: quali servizi sono diventati obsoleti? Quanto costano? Quali altri ambiti, invece, assecondano meglio le nuove esigenze della popolazione? IN FIERA Capitolo aperto. Ma intanto gli interrogativi tengono banco. E non è un caso se il tema è tornato alla ribalta proprio ieri, a Padova, in occasione del lancio di Venexus. La nuova piattaforma della Regione “incrocia” le iniziative di beneficio comune dei territori (Comuni in prima fila ma anche il Terzo Settore) e i potenziali finanziatori privati. Quest’ultimi sempre più attenti – anche per necessità, ma lo vedremo più avanti – ad attuare politiche di sostenibilità ambientale e sociale. Venexus è «capace di generare effetti economici importanti, anche superiori a 100 milioni di euro l’anno», annota Stefani, allontanando ancora di più lo spetto dell’addizionale Irpef regionale e, in generale, l’«imposizione fiscale». Ecco, allora, che con la piattaforma si intende «valutare come un territorio possa sviluppare sinergie». Tre i progetti già finanziati, nove quelli che attendono di essere “adottati”. «Tra quelli da noi proposti – racconta la presidente di Confindustria Veneto Est, Paola Carron – c’è “Ricamatrici di filari”. Finanziato dalla cantina Perlage di Farra di Soligo, reinserisce nel mondo del lavoro donne straniere, insegnando loro a potare le viti». Stefani ci crede. Alle 8. 45 di ieri, con largo anticipo, era già in fiera per accogliere gli ospiti da bravo padrone di casa. Ottocento persone hanno riempito la sala Mantegna, un colpo d’occhio simile alle assemblee degli industriali. Imprenditori, pubblica amministrazione, rappresentanti del Terzo Settore. Pronti, si parte. Il saluto di Stefani, che chiama sul palco i “genitori” di Venexus, l’ex consigliere trevigiano del Carroccio, Roberto Bet («all’epoca ho immaginato la legge regionale sul beneficio comune»), e l’ex dirigente del gruppo Lega in consiglio, Tiziano Bembo. E ricorda pure l’ex assessore Francesco Calzavara. Applausi. E intanto Comuni («faremo formazione affinché i benefici non si disperdano a macchia di leopardo», assicura il presidente Anci, Mario Conte), fondazioni, università, seguite associazioni e mondo del volontariato, si alternano sul palco. Per poi lasciare la parola alle imprese. FINALMENTE «Abbiamo detto “finalmente”, perché manca spesso il collegamento tra sostenibilità e iniziative concrete. Questo progetto ha il merito del pragmatismo», ha detto Alessandro Trivillin, ad della trevigiana Fassa Bortolo. «Fino ad oggi, pubbliche amministrazioni, sindaci, hanno realizzato le proprie iniziative. Le annunciano sul giornale e non proseguono, se non hanno supporto non vanno avanti. Gli imprenditori, ormai, mediamente le fanno bene. Perché, allora, non allearsi? », fa notare Walter Berti, vicepresidente di Confindustria Veneto Est. «Per fortuna qualcuno ci ha pensato, perché noi siamo sempre alla ricerca di queste iniziative», gli fa eco Federico Zoppas (managing director di Irca di Vittorio Veneto). Certo, c’è la filantropia. Ma ci sono pure le banche, che nella valutazione del merito creditizio tengono in seria considerazione il livello di sostenibilità dell’azienda che chiede un mutuo. Tra i vantaggi, anche rendicontazioni certificate, miglioramento del rating Esg e valorizzazione del bilancio di sostenibilità. Non ultimo, bisogna tener conto delle sensibilità delle nuove generazioni: «La mia testimonianza sarà egoistica – mette le mani avanti Francesco De Bettin, presidente della trevigiana Dba Group –, iniziative simili servono anche a trattenere i giovani, sempre più attenti alla responsabilità sociale delle aziende dove lavorano». Di necessità virtù, e viceversa.