VENEZIA - Otto e mezza del mattino, Palazzo Madama. Alberto Stefani spiega a senatori e deputati delle commissioni Affari Costituzionali perché l’Autonomia s’ha da fare. Per ora solo su quattro materie, ma tra le quattro c’è anche la sanità. E il governatore del Veneto è convinto, ad esempio, di poter disporre di 300 milioni di euro aggiuntivi grazie ai fondi sanitari integrativi. Così come di poter aumentare gli stipendi a medici e infermieri senza nulla togliere alle altre Regioni, ma semplicemente facendo dei risparmi. Tutti temi che a “casa”, in Veneto, gli vengono contestati, dal momento che l’opposizione in consiglio regionale del Veneto ritiene che questa riforma, nel passaggio dalla pre-intesa firmata lo scorso novembre dall’allora governatore Luca Zaia al testo effettivamente approvato in Consiglio dei ministri, sia stata svuotata. Le osservazioni che deputati e senatori rivolgono al presidente della Regione del Veneto, il quarto a essere audito dopo i colleghi di Liguria, Lombardia e Piemonte, sono però di tutt’altro tenore: lo schema di intesa preliminare non è visto come un documento vuoto, ma come una “sottrazione” di opportunità alle altre Regioni.

LE OBIEZIONI Lo dice espressamente il senatore Roberto Cataldi, M5s: «Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria: chiedete tutti le stesse cose, ma non ci dite quali sono le specificità dei vostri territori. La verità è che qui rischiamo di concedere non una autonomia differenziata, ma un privilegio differenziato». Andrea Giorgis, senatore del Pd: «Non è che arrecate un danno non solo agli altri cittadini, ma anche ai vostri?». E Peppe De Cristoforo, Avs: «Ma davvero volete stipendi differenziati in sanità come nelle Regioni a statuto speciale? Ma lo sapete che sarebbe un rischio anche per voi? Così facendo i medici verrebbero tutti a lavorare in Veneto perché prenderebbero più soldi e alla fine anche i pazienti verrebbero tutti in Veneto perché a casa loro nessuno li curerebbe».LA REPLICA Quella di Stefani ai parlamentari è in realtà una risposta ai consiglieri regionali veneti di opposizione: «Pensavo di venire qua e di sentirmi dire che l'Autonomia era stata svuotata e invece sostenete che è un privilegio. Beh, troppo comodo sul territorio da parte di esponenti del centrosinistra inventarsi che la riforma è stata depotenziata e poi qui, carte alla mano, da parte delle stesse forze politiche sostenere l’esatto contrario». Il governatore ribadisce: «Autonomia è responsabilità, vuol dire rispondere di quello che si fa. Noi siamo abituati a farlo e vogliamo dimostrarlo ancora una volta a tutto il Paese. E se una Regione, risparmiando, può aumentare stipendi e valorizzare la previdenza del personale della sanità, è giusto che lo faccia».LE REAZIONI Da Venezia la risposta di Giovanni Manildo, capogruppo del Partito Democratico e portavoce delle opposizioni in consiglio regionale: «Con la sua audizione, Stefani ha certificato la fine dell’Autonomia differenziata e di una lunga stagione segnata dalla inconcludente propaganda della Lega e di Zaia. Quell’eterna promessa di un Veneto che avrebbe ottenuto poteri su 23 materie e valanghe di soldi, quel modello, chiacchiere e distintivo, va agli archivi. Non solo perché oggi si sta parlando di sole quattro funzioni, ma perché lo stesso Stefani si dice convinto che a questo schema si agganceranno altre Regioni. Arrivando così alla stessa conclusione di quanto da tempo sosteniamo e indichiamo: ovvero che alcune funzioni possono essere trasferite a tutte le Regioni a Statuto ordinario. Parliamo sostanzialmente di nuova stagione del regionalismo, destinato a scrivere una nuova pagina fatta di leale cooperazione fra lo Stato e le Regioni all’insegna di una cooperazione rafforzata».Soddisfatto il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Roberto Calderoli: «Ogni avanzamento dell’Autonomia è una buona notizia non solo per le 4 regioni che l’hanno già chiesta, ma per tutto il Paese che vuole raccogliere la sfida di responsabilità e trasparenza nell’interesse dei cittadini. Già altre 3 regioni hanno avviato un dialogo col Governo per valutare l’opportunità di iniziare un percorso analogo e confido che, quando cadranno le ideologie e la polemica politica fine a se stessa, anche altre sceglieranno di cogliere questa opportunità. E l’altra buona notizia è l’avanzamento anche del disegno di legge per la determinazione dei Livelli essenziali delle prestazioni: dopo il parere della commissione Bilancio, si può finalmente iniziare a votare gli emendamenti. Un nuovo passo avanti che ci avvicina sempre più alla meta».