Il Piano operativo dell’Agenzia delle entrate Riscossione per il 2026 lo aveva scritto in modo chiaro, ed ora molti contribuenti e imprese lo stanno già sperimentando sulla propria pelle: la strategia di recupero coattivo dei crediti fiscali si è fatta molto più aggressiva. L’obiettivo dichiarato è quello di mettere a segno oltre centomila pignoramenti presso terzi in pochi mesi.
Oggi la riscossione forzosa ha abbandonato i vecchi faldoni per affidarsi agli algoritmi. Incrociando i dati dell’Anagrafe dei rapporti finanziari e i flussi in tempo reale delle fatture elettroniche, l’Agenzia è in grado di vedere dove si muove il denaro prima ancora che il destinatario possa incassarlo. Il risultato è quel blocco dei conti correnti che paralizza aziende e professionisti dall’oggi al domani, trasformando la banca da custode del risparmio a esattore delegato.
La particolarità del pignoramento esattoriale, regolato dall’articolo 72-bis del dpr 602/1973, sta proprio nella sua natura extra-giudiziale: il fisco ordina, la banca esegue e congela. Per sessanta giorni le somme restano in un limbo. Se in quei due mesi il conto riceve bonifici o pagamenti, la banca è tenuta a trattenerli come in una scatola vuota che si riempie fino alla concorrenza del debito. Solo lo stipendio o la pensione godono di una parziale e impignorabilità, legata ai parametri dell’assegno sociale. Per il resto, è tabula rasa.











