I governi degli umani non percepiscono le frequenze di una guerra che si avvicina sempre più, insistono a dichiarare con tracotanza che rasenta il delirio che se si vuole la pace è proprio la guerra che bisogna preparare, così fondano la loro vita sulla produzione e il commercio di armi, chiamando “difesa” un potente riarmo che cancella le spese sociali, la vita civile e il futuro.
Preparano ogni anno marce trionfali teatrino di campi di battaglie presenti e future, festeggiando la Repubblica contro la Costituzione, con la simulazione della preparazione alla guerra, ostentando marchingegni micidiali di morte, futuri fieri eroi, fiammanti divise, scie colorate nel cielo per ardimentose prove di criminali raid aerei.
I cavalli invece no. Percepiscono ogni frastuono innaturale, ogni esplosione improvvisa come eco ed anticipo di una fine imminente e avendo – loro – un istinto primordiale diventato artificiale e desueto per gli umani, fuggono all’improvviso cercando disperati di mettersi in salvo dall’annuncio di minaccia racchiuso in ogni minimo innaturale rimbombo. E fuggono in comunità, in mandrie, si associano – loro -, preveggenti.
Li hanno rincorsi e catturati per salvarli o per farli sfilare di nuovo in parata? Lasciamoli non domati, liberi dalle nostre ossessioni. Teniamocela cara la fuga utopico-distopica dei cavalli per le vie di Roma.











