«Emerge una verità che è quella di tutti i conflitti: la guerra non è mai qualcosa di eroico. “Anche l’odio contro la bassezza stravolge il viso”, scriveva Bertolt Brecht. In effetti la guerra deforma ogni popolo, anche quello costretto a farla, anche chi si difende, anche l’aggredito. La guerra imbruttisce tutto e tutti: tale è la disumanizzazione che avvelena oggi l’Europa».

Per provare a scrivere qualcosa di sensato pensando agli 80 anni della Repubblica, che hanno coinciso con lunghi decenni di pace, almeno dalle nostre parti (ma già prima della fine del secolo scorso il mostro si ripresentò, non per caso, nei vicini Balcani), cito quanto ha scritto su Domani un uomo politico cattolico e direi moderato, ma da molti anni impegnato per la pace, Mario Giro.

Il suo articolo, segnalato con una doppia titolazione (Nemmeno una guerra difensiva va idealizzata – Se il destino dell’Ucraina è una guerra senza fine) continua con altri pensieri che guardano anche oltre l’Europa:

«Come tutte le guerre i conflitti attuali coprono nefandezze di ogni tipo e trasformano i combattenti in peggio (…) L’esperienza insegna che i popoli ne escono deteriorati, inaspriti, regrediti, peggiori di come vi sono entrati. È questo il destino che malauguratamente attende gli ucraini e i russi, come anche i palestinesi e gli israeliani (…) La guerra come meccanismo orrendo rende tutti schiavi della violenza».